Siccità e picchi di calore crolla la produzione dell’olio toscano: – 60%.

MAURIZIO BOLOGNI
STAVOLTA l’insetto killer non c’entra: la mosca olearia non s’è vista, almeno per ora. Sono la siccità e le impennate di calore di questa estate a colpire duro la produzione di olio extravergine toscano, che si avvicina alla scadenza della raccolta di olive tra fine ottobre e novembre. Le previsioni di produzione parlano di meno 60% a livello regionale, in certe zone anche -80%, quota “nera” che avvicina il raccolto 2017 a quello tragico del 2014 quando fu appunto la mosca olearia ad azzerare il prodotto toscano (il 2015 fu invece anno eccellente, mentre l’anno scorso la ricomparsa della mosca ha provocato un taglio di circa il 30%).
È un colpo al palato dei buongustai nostrani. E ad una piccola economia che la Regione ha appena censito: 50.000 le aziende che hanno al loro interno una produzione di olio su una superficie di 91.707 ettari, oltre 15 milioni le piante da cui viene estratta una produzione media di 180.000 quintali annui per un valore complessivo che supera 130 milioni di euro. Impressiona notare come – stando ai dati del Monitor dei distretti della Toscana realizzato per Banca Cr Firenze dal centro studi di IntesaSanpaolo – questo dato della Regione sul valore della produzione toscana (130 milioni) sia più di tre volte inferiore al valore della produzione esportata dalla toscana: 555 milioni di euro nel 2016 nonostante la quantità non sia stata al top. La palese discrasia si spiega per il fatto che nel conto dell’export entra anche la produzione industriale di grandi brand che utilizzano oli importati. E la produzione scarsa inciderà anche su questi equilibri. Ma soprattutto fa temere un impennata della contraffazione.
Purtroppo c’è poco da fare: la quantità dell’extravergine locale è quella che è. Se nelle zone interne della Toscana e nell’area del fiorentino sono previsti cali produttivi stimati mediamente nell’ordine di circa il 60%, in alcune zone centrali collinari, ma pure in alcune della costa, la situazione è più grave con perdite produttive stimate intorno al 70-80%. A soffrire di più sono le varietà Moraiolo e Leccino, mentre la varietà Frantoio si è distinta mantenendo una discreta resa. In compenso la qualità – stando al Confagricoltura Toscana – al momento si prevede ottima, proprio grazie all’assenza, al momento, della mosca olearia. «Le cause del calo di produttivo sono da ricercarsi – puntualizza l’associazione degli agricoltori – nel fatto che la straordinaria siccità e i picchi di calore registrati a fine primavera hanno compromesso l’allegagione (la fase iniziale dello sviluppo dei frutti successiva alla fioritura ndr) – mentre le piogge tardive non hanno ancora contribuito a ridurre la caduta dei frutti soprattutto per alcune varietà tradizionali».
fonte: La Repubblica, www.repubblica.it/