Nardella “Faremo 18 Case della salute e la Grande Firenze”

Il sindaco annuncia per il 18 giugno l’incontro con gli 11 Comuni della cintura per pensare insieme il futuro dell’area metropolitana, dai servizi all’urbanistica
di Ernesto Ferrara
Diciotto nuove “case della salute” nei rioni. Il raddoppio degli studenti stranieri e fuori sede in città con nuovi studentati a basso costo e nuove sedi di università estere, da Philadelphia a Singapore. Ma soprattutto, chi si rivede, la “Grande Firenze”: «Abbiamo perso fin troppo tempo. Il 18 giugno ho invitato gli 11 sindaci per coordinarci su una pianificazione urbanistica comune.
La Grande Firenze esiste già, non possiamo più ragionare ognuno nel suo orto» annuncia Dario Nardella mentre sfoglia le bozze del piano operativo.
Sindaco, qual è il disegno della città del 2040? A maggio 2020 disse di voler cambiarne la vocazione: crede ancora di poterci riuscire o si è rassegnato?
«Nulla tornerà come prima , dopo la pandemia. Ma non possiamo nasconderci che tante cose dovranno tornare. Oppure piangiamo perchè le nostre imprese sono in ginocchio, il commercio e la ristorazione, ma poi non vogliamo più i turisti? Forse qualcuno pensa che possa esistere turismo senza turisti? SIamo per puntare su un turismo diverso, su un “viaggiatore posato” come lo ha definito Carlo Ratti su Repubblica, su nuovi turisti “abitanti” che siano lavoratori, studenti, ricercatori: ci lavoreremo nel piano operativo.
Aggiungo che nell’agenzia per la casa che deve regolare il mercato degli affitti favorendo le famiglie abbiamo messo il primo milione di euro.
Stiamo aspettando un segnale dal governo su una norma che regoli gli affitti turistici. E presto chiederò al ministro Giorgetti di valutare uno stop alla deregulation completa nel sistema del commercio, un freno alle liberalizzazioni di Bersani del 1998 che hanno snaturato le nostre città.
Ma il primo piano post Covid deve avere altre priorità».
I fiorentini mettono al primo posto il tema socio sanitario.
«È così. La professoressa Setola sulle vostre pagine parla giustamente di “healthy cities”. E nel nostro piano operativo entrerà prepotentemente il tema della salute. Prevederemo 16-18 nuove Case della salute o Case di comunità, come le ha chiamate Draghi. Vogliamo essere la prima città italiana dal punto di vista della pianificazione a raccogliere questo obiettivo, anche per sfruttare i fondi del Recovery. Ne ho parlato col ministro Speranza, che verrà a Firenze il 14 giugno. Saranno sedi sanitarie per esami, diagnostica, certificati. Il Covid ci insegna che l’ospedale è l’ultimo approdo e servono prima presidi territoriali, uno ogni 25 mila abitanti. Possiamo utilizzare luoghi esistenti. Nel Pinqua abbiamo già chiesto al governo di finanziarne una ai Lupi di Toscana.
Ne faremo a Gavinana e Novoli».
I Comuni dell’area metropolitana bussano alle vostre porte, non crede sia l’ora di un piano urbanistico unico?
«Dobbiamo arrivarci. Ho chiesto a Stefano Casini Benvenuti di aiutarmi in qualità di consigliere speciale per la costruzione della Grande Firenze. Il 18 giugno ci vediamo con gli 11 sindaci della prima cintura, dalla Piana a Vaglia all’Impruneta. Ora più di prima dobbiamo ragionare solo in termini di Città metropolitana. Superiamo la pianificazione comunale. Nel piano operativo ci saranno già tutti gli elementi per una programmazione su scala metropolitana. Pensiamo alla mobilità: le prossime tramvie serviranno la Grande Firenze, Sesto, Bagno a Ripoli, Campi. Il 18 sarà l’avvio di un coordinamento della pianificazione territoriale. Un passaggio storico».
Storico un nuovo tavolo metropolitano, l’ennesimo?
«No, io sto parlando di creare uno strumento giuridico. Di un accordo da approvare in tutti i Comuni. E stiamo già ragionando di un’aggregazione delle società di refezione scolastica e di gestioni congiunte dei servizi. Ci sono stati troppi tentativi abortiti, questa è la nostra vera ultima occasione».
La Grande Firenze include l’aeroporto e un impianto rifiuti?
«La Grande Firenze deve risolvere il nodo delle infrastrutture, delle tramvie come del nuovo aeroporto. E anche dei rifiuti. Superato il tema di un nuovo inceneritore, ci sono ampi spazi per ragionare su una mappa di impianti di smaltimento per superare le discariche, soprattutto nel centro della Toscana. Strutture di nuova generazione, che abbiano impatto ambientale ridotto».
L’Irpet stima 60 mila nuovi poveri, uno tsunami sociale. Che farete per le famiglie?
«Il piano operativo svilupperà il progetto “1500 metri”, in una logica di prossimità: ogni fiorentino deve trovare tutti i servizi essenziali a massimo 15 minuti da casa. Ma non mi sfugge il grande tema dell’emergenza sociale e abitativa .
Dobbiamo prepararci a un impatto forte. Dobbiamo attrarre nuove industrie nell’area metropolitana.
Penso all’esempio di Menarini che si allarga a Sesto, a Fendi che sta aprendo un nuovo stabilimento a Bagno a Ripoli. Ho parlato con Arnault, la moda è molto interessata a Firenze. Non siamo una città solo turistica dobbiamo smorzare questa visione. Il nostro Pil viene dal manifatturiero, dal terziario avanzato. Aggiungo che abbiamo enormi potenzialità sul settore agricolo e ne parleremo al G20 dell’agricoltura a settembre. E l’altro fronte è quello della casa. Superiamo i volumi zero per fare social housing e dare risposte alle giovani coppie. Con Casa spa abbiamo un piano per 1.360 nuovi alloggi di edilizia popolare e sociale. E alla Asl chiedo coraggio su San Salvi: in quell’area si può dare una risposta a molte famiglie».
Ma non dovevate riportare i fiorentini in centro?
«Abbiamo previsto social housing all’ex caserma carabinieri della stazione, la tramvia arriverà a San Marco e dobbiamo potenziare la rete dei bussini, abbiamo un progetto da 2 milioni di euro che attende il nuovo gestore. Ma dobbiamo anche sfatare un tabù sulla residenza. I dati reali sovvertono quanto detto finora: non c’è una fuga da Firenze. Dal 2000 ad oggi noi abbiamo avuto 95 mila morti e 60 mila nati, il peggior saldo naturale dal dopoguerra. Eppure i residenti sono calati di 10 mila unità, non di 35 mila. Questo significa che Firenze attrae oltre 1.000 nuovi residenti l’anno in media. Altro dato.
Nel 1970 avevamo 460 mila residenti e 149 mila unità immobiliari. Oggi Firenze ha 360 mila residenti e la bellezza di 174 mila unità immobiliari. Gli abitanti si sono ridotti e le abitazioni sono aumentate. Abbiamo più persone con più di una casa ma è cresciuta la diseguaglianza sociale.
Questo ci impone una risposta all’emergenza abitativa. E anche di puntare su nuovi abitanti in grado di colmare il gap tornando a farci crescere. Dobbiamo puntare a fare di Firenze la capitale mondiale della formazione. Abbiamo contatti con nuove università straniere, da Singapore a Philadelphia. Abbiamo già la scuola internazionale di governo europeo all’ex Corte d’Appello. Stopperemo i nuovi alberghi ma benvengano foresterie e studentati».
Altri Student Hotel? Non bastano tutti i resort come Costa San Giorgio? L’urbanista Agostini critica Firenze “città della rendita”.
«Alla Manifattura nascerà un nuovo concetto di Student Hotel, più economico. Per intercettare la fascia media. Quanto ai benpensanti, respingo coi fatti le accuse. Per una Costa San Giorgio abbiamo San Firenze palazzo delle arti, Sant’Orsola per artigianato e alta formazione, il social housing a Smn, le startup alla Caserma Cavalli. Potevano essere tutti resort e lo abbiamo impedito.
Quanto a Costa San Giorgio, non era del Comune ma del Demanio.
Qualcuno preferiva che rimanesse abbandonato? Io ai buchi neri preferisco imprenditori che danno posti di lavoro. Ringrazio l’architetto Casamonti che ha comprato il teatro Nazionale per farci cultura impedendo una spa. Spero che il presidente della Camera di Commercio Bassilichi trovi un progetto ambizioso e di qualità per l’ex Capitol. Abbiamo trovato una destinazione a tutti i contenitori vuoti. Presto rinascerà l’Ogr. Quando avrò terminato il mandato ogni pezzo di Firenze avrà una destinazione e ne vado fiero».
Quando terminerà, sindaco? La gara per la successione è già partita.
«Il tema del dopo non esiste. E chi ci pensa già andrà a sbattere. Io farò il sindaco fino all’ultimo minuto a disposizione».
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