La doppia sconfitta di Salvini e per il vincitore l’obbligo del coraggio

di Fabio Galati
Non è bastato il profilo quasi angelico sfoderato nell’ultimo mese. Ceccardi non ce l’ha fatta e da oggi tornerà serenamente a fare l’eurodeputata della Lega.
Eppure lei e Salvini ce l’hanno messa tutta. Per convincere chi aveva sempre votato a sinistra avevano cancellato i migranti dalla campagna elettorale, fatto sparire i toni da Armageddon, silenziato le uscite più provocatorie. Al loro posto continue rassicurazioni sulla propria capacità amministrativa (che nel caso della candidata governatrice, per la verità, si limita finora alla guida per tre anni di un Comune di 40mila abitanti). Venerdì sera arringavano i militanti promettendo: “Governeremo la Toscana”. Non sarà così. Dopo l’Emilia per Salvini è il secondo assalto fallito a una roccaforte rossa. Per lui si apre un problema di leadership nella coalizione nazionale.
Nel centrodestra toscano la sconfitta farà emergere in chiaro il mal di pancia di Forza Italia, devastata alla vigilia del voto da un’implosione mai vista prima.
Mentre si intravede l’opzione sulle prossime scelte che verrà avanzata dai Fratelli d’Italia, insolitamente sotto tono in campagna elettorale, ma sostenuti da un’ottima performance nelle urne. Cosa che non si può dire della Lega, precipitata in Toscana dal 31% delle Europee dell’anno scorso al 21% di ieri. Così la sconfitta per Salvini è stata doppia.
Dal canto suo il Pd e Giani hanno vinto, con una percentuale non lontana da quella che incoronò Rossi cinque anni fa. Un grande successo consentito da tre fattori. Il primo: la forte risposta dell’elettorato, con un’affluenza in netta crescita che fa pensare al ritorno al voto dei delusi di sinistra. Il secondo: le liste collegate non hanno avuto singolarmente risultati stratosferici, ma tutte insieme hanno portato alla coalizione un 10% di consensi.
E qui va aperta una parentesi: Italia Viva con + Europa poco sopra il 4% non è certo un successo per Renzi nella sua regione, ma ne fa comunque la seconda forza della coalizione, con la possibilità di arrivare a due consiglieri eletti. Ma non saranno decisivi, perché il Pd da solo avrà la maggioranza assoluta in consiglio. Diverso il discorso per Sinistra civica ecologista e la lista Giani, che hanno un altro 5% più o meno equamente condiviso, ma viaggiano intorno alla fatidica soglia del 3%, sotto la quale non si eleggono consiglieri. Terzo fattore: la forte emorragia di voti dei Cinque Stelle. Quei consensi sono probabilmente finiti in vari rivoli: l’astensione, in parte a destra, ma è lecito immaginarsi anche un sostegno alla coalizione che si opponeva a Salvini. Il successo con distacco di 8 punti percentuali non permette però a Giani di riposare sugli allori. La paura di perdere vissuta dal centrosinistra era reale. Il neo governatore e la sua coalizione hanno avuto uno scatto finale oltre le più rosee previsioni. Ora devono governare con coraggio la fase difficile della Toscana piegata dalla crisi Covid. Per evitare che la contendibilità della regione la prossima volta porti ad un esito diverso.
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