EUTANASIA L’ULTIMA TAPPA DEI DEM

Essendo le analisi renziane tutte basate sull’assunto che i (pochi) successi elettorali dell’ultimo lustro siano suoi personali e i (molti) insuccessi causa del suo stesso partito.
Renzi lo definisce il “fuoco amico”, o anche la “spersonalizzazione”, concetto coniato di recente per sostenere che il 18 per cento raccolto dai dem alle politiche sia da attribuire a Paolo Gentiloni o comunque al presunto passo di lato del vero leader. Il che è in fondo, ai suoi occhi, anche il peccato capitale di questo congresso dem appena aperto: non prevede che si possa votare per Renzi e ciò lo deve rendere ai suoi occhi particolarmente inutile.
Naturalmente lo stato comatoso di questo Pd non è figlio solo del disinteresse del suo capo più in vista, che lo ha cavalcato per arrivare a Palazzo Chigi e lo ha trattato come una inutile zavorra dal giorno dopo, salvo scoprire a sue spese che non si governa a lungo senza rappresentare una comunità più solida di una newsletter. Gran parte della nomenclatura è corresponsabile delle omertà, degli opportunismi e dei trasformismi che hanno spinto il principale partito del centrosinistra sulla soglia dell’implosione. Di certo questo congresso è l’ultima possibilità di una ripartenza, ammesso che sia ancora possibile. Ciò che resta del gruppo dirigente avrebbe il dovere di mettersi al servizio di una ricostruzione. Ma le premesse sono della peggior specie: Renzi con la valigia in mano, uno dei candidati più autorevoli in campo, Marco Minniti, che si ritira dalla competizione e un partito che sembra aver smarrito la più elementare grammatica del confronto interno, eroso da personalismi che ormai hanno poco da spartire con il confronto di idee e molto con lo scontro tra clan.
Scopo delle primarie dovrebbe essere rimettere in campo una sinistra capace di riflettere a fondo sui limiti e le mancanze di questi anni.
Servirebbe studio, impegno e partecipazione, naturalmente, perché non è al chiuso di convegni che il Pd può venir fuori dal pozzo in cui si trova. Ma il grado di interesse che può suscitare nei cittadini un dibattito impostato su tali basi è pari alle possibilità che una scissione renziana serva a rivitalizzare il campo progressista. Scissione che, però, regalerebbe certo all’ex premier l’unica rottamazione pienamente riuscita: quella del Pd.
Fonte: La Repubblica, https://www.repubblica.it/

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