Zuckerberg e le domande dei senatori.

 

E’ stato soprattutto uno show mediatico quello che è andato in onda al Congresso degli Stati Uniti, dove Mark Zuckerberg è stato interrogato dai senatori sulla vicenda Cambridge Analytica – Facebook. Il fondatore del social network ha di nuovo chiesto scusa, ha risposto alle domande – alcune delle quali tradivano la scarsa dimestichezza con la materia – ma la sensazione, come ci racconta il nostro corrispondente Federico Rampini, è che tutto questo non produrrà effetti in termini di stretta sulle regole. In compenso, scrivono Giuliano Foschini e Fabio Tonacci, “da lunedì sul tavolo di Mark Zuckerberg c’è anche la lettera del Garante della Concorrenza italiano, Giovanni Pitruzzella, recapitata in tre sedi di Facebook. In California, in Irlanda e in Italia. La lettera non è di cortesia, ma di contestazione: il social network avrebbe ingannato i consumatori italiani. “Azioni e omissioni ingannevoli”, “pratiche commerciali aggressive” e “indebito condizionamento” le accuse alle quali Facebook dovrà rispondere, giustificandosi, entro 30 giorni.

Intanto, a pochi chilometri dal Congresso, nello studio ovale della Casa Bianca, Donald Trump vive la vigilia di un possibile attacco militare in Siria che potrebbe funzionare da manovra diversiva per distrarre l’attenzione dagli scandali a luci rosse che lo perseguitano in casa. Non sarebbe la prima volta, come ci ricorda Vittorio Zucconi. (Andrea Iannuzzi)

Fonte: La Repubblica, www.repubblica.it/