Quando Cattelani comprò la Mozzarella in carrozza di De Dominicis

Carlo Cattelani (Modena 1931) ha iniziato a collezionare arte contemporanea negli anni sessanta. Tra i suoi primi acquisti Lucio Fontana, Piero Manzoni e Sol LeWitt. Ma ad appassionare Cattelani è stato soprattutto il lavoro di Gino De Dominicis, del quale nel 1970 ha comprato la famosa Mozzarella in carrozza – tutt’oggi di proprietà della famiglia – opera di matrice duchampiana composta da una vera carrozza all’interno della quale l’artista aveva posato sul sedile una vera mozzarella (da cambiare ogni giorno). La targhetta con il titolo è parte integrante dell’opera. La collezione di Carlo, morto nel 1999, è adesso parzialmente esposta al Museo di Villa Carlotta, a Tremezzina, sul Lago di Como. La mostra, intitolata A/Essenze, visibile fino al 7 novembre, curata da Fulvio Chimento in collaborazione con Tiberio Cattelani, figlio di Carlo, e Carlotta Minnarelli, propone lavori di Joseph Beuys, Gino De Dominicis, Gilbert & George, Sol LeWitt, Man Ray, Hermann Nitsch, Mario Ceroli, Yoko Ono, Ben Vautier, Konrad Balder Schäuffelen, Philip Corner, Eric Andersen. La fotografia che accompagna la notizia della mostra e il ricordo di Cattelani è un’opera di Gino De Dominicis del 1972-73. In essa riconosciamo l’artista di profilo mentre osserva un paesaggio leonardesco. Il suo naso aquilino fa da comun denominatore ai suoi dipinti di personaggi sumeri. In basso a sinistra nella fotografia vediamo un ritratto dell’artista da bambino e un orologio. Tema dell’opera, ripetutamente esplorato da De Dominicis, è l’utopia dell’immortalità del corpo – “del corpo”, specificava, perché fosse chiaro che non si riferiva all’anima. Carlo Cattelani amava citare una frase dell’artista francese legato a Fluxus Robert Filliou: “L’arte è fatta per rendere la vita più interessante dell’arte”.

 

 

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