Pensionati sul piede di guerra “120 euro in meno sugli aumenti”

Oggi in piazza a Siena, domani a Firenze, Livorno e Pistoia “Dal governo passo indietro sul meccanismo di rivalutazione”
ERNESTO FERRARA
È come se d’un tratto quell’aumento sulla pensione atteso 5 anni fosse svanito nel nulla. Quei 200-250 euro all’anno che potevano servire per un regalo ai nipoti, l’assicurazione della macchina o un paio di cene fuori di colpo non ci sono più. Si sono ristretti. Talvolta dimezzati. È per questo che oltre mezzo milione di pensionati toscani non ha poi passato un Natale così allegro. Il taglio delle rivalutazioni contenuto nella manovra approvata in Senato e attesa oggi alla Camera significa infatti aumenti della pensione molto dimagriti. Di un terzo, dimezzati: per chi riscuote di più tagliati anche del 60%. «Chi prende 1.900-2.200 euro netti, non proprio un riccone, anziché prendere 20-25 euro al mese ne prenderà 10-12.
Significa addio ad un aumento agognato da 220-250 euro l’anno», è l’esempio che fanno i opensionati della Cisl. in pratica aumenti tagliati di 120-150 euro anno. I più colpiti gli anziani che guadagnano tra i 2.000 e i 2.500-2.600 euro al mese lordi di pensione, quindi tra i 1.400 e i 1.800-2.000 netti mese: per questa fascia che si aspettava aumenti tra 15 e 20 euro al mese circa (150/160-260/260 euro anno) si profilano beffe. Secondo lo Spi Cgil lo scenario con aumenti dimagriti tra il 23 e il 48% riguarda qualcosa come 200 mila pensionati, un quinto del totale nella nostra regione.
«Questo governo continua a prendere in giro i pensionati senza distinguersi minimamente dai precedenti.
Un atteggiamento malevolo nei nostri confronti contro cui non saremo affatto teneri», tuona Loredana Polidori della segreteria regionale Spi Cgil. «Il tutto nello scenario di manovra che non investe sul futuro e mentre penalizza chi ha lavorato una vita introduce un premio senza senso di 780 euro al mese di reddito di cittadinanza» protesta Stefano Nuti dei pensionati Cisl, annunciando un ciclo di assemblee pubbliche da gennaio. Già da subito i sindacati sono però sul piede di guerra e chiamano alla mobilitazione. A partire da domani, con manifestazioni unitarie davanti alle Prefetture anche in Toscana. Dalle 10 alle 12 oggi a Siena. Stesso orario domani, il 28, a Firenze, Livorno e Pistoia; a Grosseto il 3 gennaio. «Si tratta dell’ennesimo atto vessatorio nei confronti dei pensionati — sottolinea la segretaria generale dello Spi Cgil Daniela Cappelli. In Toscana l’importo medio della pensione è sotto i 1.000 euro; ma circa 20 mila pensionati sono nella fascia tra 250 e 499 euro, e 131 mila tra 500 e 750 euro. Significa lottare per la sopravvivenza». In realtàperò almeno per chi ha pensioni così basse la rivalutazione non è bloccata anzi rimane totale. È per chi guadagna anche poco di più che arriva la beffa: per quella classe media fatta in gran parte di dipendenti pubblici in pensione che forse non fatica ad arrivare a fine mese ma non può permettersi nulla più dell’ordinario. Funziona così.
Le pensioni nel 2018 sono state rivalutate all’inflazione in base a cinque fasce di importo. Al 100% quelle fino a 3 volte il minimo (507 euro, dunque 1.521 euro lordi mensili), al 45% quelle sopra 6 volte (3.042 euro lordi). È il meccanismo cosiddetto Letta, introdotto nel 2013 e poi prorogato fino al 31 dicembre 2018. Ma cosa doveva accadere da gennaio 2019? Le pensioni sarebbero dovute esser rivalutate in base a tre fasce. Il governo gialloverde allunga invece le fasce di importo da 5 a 7: si va dalla rivalutazione al 100% per le pensioni fino a 1.521 euro lordi al 40% di quelle sopra 4.563 euro lordi, con tagli delle rivalutazioni del 48% per le pensioni di 2.500 lordi (1.900 netti). Se si calcola la differenza con quello che doveva essere (le 3 fasce) e quello che sarà (le 7) le perdite sono anche di 200-300 euro all’anno per chi prende 1.800. Non per i ricchi dunque.
Fonte: La Repubblica Firenze, https://firenze.repubblica.it/