Ossa rotte per l’Italia al vertice europeo.

 

«Poteva andare meglio». Giuseppe Conte uscendo in mattinata dall’albergo che lo ospita a Bruxelles disinnesca la propaganda messa in piedi dal suo stesso staff: l’Italia esce con le ossa rotte dall’accordo sui migranti raggiunto faticosamente alle quattro di notte, dopo 13 ore di negoziati, dai leader europei. L’Italia porta a casa generici principi di solidarietà e in cambio accetta l’idea di riprendere i migranti registrati nel nostro Paese e scappati in Germania. Non solo, l’accordo di Bruxelles prevede che volontariamente i paesi del Mediterraneo aprano mega centri di raccolta dei migranti. Conte dice: «Non siamo obbligati», ma è un bluff: se l’Italia vorrà redistribuire presso i partner i richiedenti asilo, recita una clausola dell’accordo, sarà costretta ad allestirli. E infatti Salvini subito aziona la ruspa: «Non li apriremo mai». Insomma, gli attacchi dello stesso Salvini e di Di Maio, i ricatti su Aquarius e Lifeline hanno solo indebolito l’Italia. E così Conte in Europa si trova solo. Puntava ad aprire tutti i porti europei ai barconi e reclamava la redistribuzione obbligatoria di tutti i migranti, anche gli economici che sono il 93% di quelli che arrivano in Europa. Invece deve accontentarsi di quote volontarie, con ricollocamento solo dei rifugiati (il 7% dei migranti) nei paesi che spontaneamente si offriranno di prenderli. Vince Merkel, che chiude un accordo a 28 che le permetterà di negoziare il ritorno in Italia dei migranti come chiesto da Seehofer per evitare la crisi di governo. E vince Macron, che dopo aver litigato duramente con Conte nel chiuso del vertice, si ritaglia il ruolo di mediatore. Ed esultano i Visegrad: passa la loro linea, l’Italia sul fronte della solidarietà nonostante annunci e proclami resta sola mentre le iniziative più concrete saranno sulla chiusura dei confini esterni dell’Unione.

(Alberto D’Argenio)

Fonte: La Repubblica, www.repubblica.it/