Lega, il sistema Bondeno “Così tornavano al partito i soldi donati al Comune”

L’ipotesi: il denaro finiva a imprese amiche e veniva restituito con sottoscrizioni dei militanti
di Giuseppe Filetto
GENOVA — Dal capoluogo ligure, dalla Banca Aletti i cui conti correnti erano curati da Francesco Belsito, una donazione finita sul conto corrente del comune di Bondeno, in provincia di Ferrara. Andata e ritorno: dal feudo leghista 900 mila euro poi sarebbero transitati alle diverse imprese appaltatrici vicine al Carroccio e da queste in seguito tornati al partito attraverso sottoscrizioni dei militanti. È l’ipotesi alla quale lavora la Guardia di Finanza di Genova che giovedì scorso presso il municipio di Bondeno ha “sequestrato” i progetti, i capitolati di spesa coi quali sono stati impegnati i soldi. Più i nominativi delle ditte appaltatrici e le modalità di pagamento. Anche se Alan Fabbri (ex sindaco del paese, attuale primo cittadino di Ferrara), ripete che “i soldi fanno parte di una donazione della Lega al comune dopo il terremoto del 2012, così come fece Italia dei Valori per Finale Emilia”. Circa 800mila euro per ricostruire la scuola antisismica di Scortichino (frazione di Bondeno); settantamila per l’acquisto di mezzi dei vigili del fuoco; alla protezione civile 130mila euro. E il sindaco aggiunge: «Se questo ci penalizza, allora non so come spendere i soldi dei cittadini. È tutto documentato, verificato e trasparente. Poi se ci sono altri problemi a monte…».
Già, Fabbri può non sapere, ma in Procura, a Genova, le chiamano “Foi”, ovvero fatture per operazioni inesistenti. E da questi canali molto oliati sarebbe passata buona parte dei 49 milioni spariti dalle casse del Carroccio, seppure da confiscare dopo la sentenza della Cassazione che però ha dichiarato prescritti i reati di truffa ai danni dello Stato per Umberto Bossi e per l‘ex tesoriere Belsito. E comunque i 900 mila euro donati nel 2013 al comune come beneficenza dalla “Lega Emilia Romagna” (diramazione locale del partito) per la ricostruzione post-sisma, secondo la magistratura genovese potrebbero essere rientrati sui conti leghisti attraverso false fatturazioni da parte di imprese edili vicine al partito; oppure, a loro volta con donazioni o sponsorizzazioni delle campagne elettorali da parte dei militanti.
Un sistema già sotto i riflettori del procuratore aggiunto Francesco Pinto e del sostituto Paola Calleri. Secondo i magistrati le leghe regionali sarebbero state create per svuotare il forziere del Carroccio precedentemente alla confisca. O ancora prima. D’altra parte, nel 2013 circa 450 mila euro da banca Aletti sono finiti all’associazione “Maroni Presidente”, e da questa sarebbero stati girati sui conti riconducibili alla Lega. I soldi, tramite l’ex assessore alla Regione Lombardia Stefano Galli (al momento unico indagato di riciclaggio) formalmente sarebbero stati utilizzati per stampare manifesti elettorali. In realtà – secondo i magistrati – non sarebbero stati spesi e sarebbero rientrati in altri conti riconducibili al partito.
Un altro filone seguito dalla Gdf porta in Lussemburgo, al fondo di investimento Pharus Asset Management. Nel 2012 qui arrivano 10 milioni, transitati dalla Sparkasse. Per la magistratura 3 di questi sono rientrati in Italia sui conti della Lega. Un’operazione sospetta, segnalata dall’Antiriciclaggio di Bankitalia. «Denaro di proprietà della banca», sostengono invece i vertici della Cassa di Bolzano. E ancora: il 5 luglio 2018 il notaio Mario Grandi vicino al Carroccio fa partire un bonifico di quasi 19milioni di euro verso la Bailican Ltd, società di Cipro con conti a Basilea, e Merchant Trust riconducibile ad una società delle isole Cayman.
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