Le giravolte di Renzi sulla commissione bancaria (e sulla poltrona di Visco).

Oggi avrebbero dovuto essere nominati i membri della commissione parlamentare di inchiesta sulle banche e si sarebbe dovuto eleggere il presidente. Ma, per non venire meno a quella che ormai poco manca che diventi una regola, la seduta è ancora una volta slittata e si ritiene che potrebbe tenersi martedì 26. Mancherebbe qualche designazione da parte di alcuni gruppi parlamentari e in particolare quella di Alternativa Popolare, che potrebbe indicare Pierferdinando Casini, il quale in questi giorni sarebbe all’estero. Questa indicazione sarebbe importante perché da ultimo, con un giro di valzer rispetto a precedenti ipotesi informalmente sostenute per la presidenza e diffusamente apprezzate, Matteo Renzi ha ritenuto che sia preferibile non impegnarsi a un tale livello aprendo così all’assegnazione della carica a parlamentari di altri gruppi, in primis a Casini, che però è già presidente dell’importante commissione Esteri del Senato. Insomma, dopo tutto quanto finora è accaduto, ossia rinvii, tatticismi, utilizzo anticipato della commissione per minacce oblique a proposito delle nomine ai vertici di Bankitalia e Consob, esclusione di fondamentali vicende da quelle da indagare (quali gli avvenimenti che precedettero e seguirono l’approvazione della legge sulle banche popolari), ora siamo al mercanteggiamento delle cariche. Non intestarsi in prima persona la guida della commissione offre vantaggi, soprattutto se si dovesse confidare nella gratitudine di chi viene designato in via di surroga, e rende maggiormente liberi i propri rappresentanti nell’organismo nelle eventuali loro battaglie. Se si guarda a quella che è stata la principale commissione di inchiesta su banche – la commissione Sindona negli anni 70 – si ricorderà che fu presieduta Francesco De Martino, esponente di primo piano delle istituzioni e della politica nazionali, il quale però era anche un eminente giurista. Si univano così prestigio, autorevolezza, garanzia di terzietà, ma anche specifica competenza, considerata la serie di reati, di comportamenti fraudolenti e di mala gestio che riempivano il curriculum di quel bancarottiere. Se si arriverà finalmente alla designazione, si dovrebbe considerare come un vincolo insuperabile per la carica in questione il mix di funzione garante e di competenza ed esperienza, altrimenti si rischierà di aggiungere alla lunga catena un nuovo errore, questa volta decisivo per il malfunzionamento della commissione. Così una storia nata male si concluderebbe in maniera pessima. Nelle cronache che hanno segnalato l’impasse si sostiene anche che il rinvio sarebbe stato dovuto pure alla presunta caduta del veto di Renzi sulla conferma di Ignazio Visco nella carica di governatore della Banca d’Italia e dunque si lascia intendere che l’avvio dell’inchiesta – che evidentemente si pensava di orientare anche contro l’Istituto di Via Nazionale – non sarebbe poi così urgente, dato il ripensamento. In tal caso da un lato ci sarebbe da essere soddisfatti perché verrebbe meno un ostacolo e sarebbe riconosciuta la piena riconfermabilità dell’attuale governatore, dall’altro però, non si potrebbe non rilevare l’abnormità dell’apposizione (ancorché seguita dalla sua caduta) di un veto da parte di un partito su una procedura di nomina di competenza del governo, del consiglio superiore di Bankitalia e soprattutto del capo dello Stato. Per un attimo siamo tornati alla lottizzazione partitica delle cariche bancarie pubbliche, con la differenza che qui sono in ballo la Banca d’Italia, componente del Sistema europeo di banche centrali, e un personaggio, il governatore, che gode di credibilità e stima. I fiumi di scritti sui metodi spartitori e sui guai causati da un deteriore rapporto tra partiti e organi istituzionali e costituzionali andrebbero qui richiamati soprattutto da quanti, sempre pronti a rilevare queste gravi storture all’epoca del «sistema delle spoglie» nelle banche e a catoneggiare, oggi inspiegabilmente (o troppo spiegabilmente) tacciono. Forse che siamo al punto di doverci accontentare, quasi come regola, del meno peggio, anche quando vengono in rilievo principi fondamentali della democrazia?
MF
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