La Regione «svuota» Fidi Toscana Sei mesi per trovare soci (e un perché)

Ecco la relazione sul futuro della società che arriverà oggi in Consiglio. La protesta dei sindacati

Silvia Ognibene

 

La Regione Toscana ha deciso: Fidi Toscana verrà «svuotata» delle sue funzioni di sostegno allo sviluppo del territorio che passeranno a Sviluppo Toscana, società in-house sulla quale la giunta guidata da Eugenio Giani intende puntare tutte le sue carte, che assumerà il controllo di Sici Sgr e assorbirà la gran parte dei lavoratori della (ormai quasi ex) finanziaria regionale. A Fidi resterà il compito residuale di gestire le masse di garanzie già in essere e le verrà trovata «un’altra missione» al momento non definita, il che fa pensare che difficilmente riacquisterà una qualche centralità nonostante gli annunci che si sono succeduti dalla campagna elettorale in poi. La Regione metterà in vendita parte della propria partecipazione (oggi ha in mano il 49,4%) pur essendo orientata a rimanere in Fidi con una «presenza forte». Entro 6 mesi dovranno essere trovati nuovi soci.

È il de profundis per la finanziaria creata a metà degli anni Settanta per volontà della Regione Toscana e del sistema bancario allora operante in Toscana, scritto nel testo della comunicazione che la giunta farà oggi nell’aula del Consiglio regionale. Il ruolo di Fidi Toscana, già molto meno incisivo che in passato, è stato di fatto cancellato dagli interventi dello Stato per affrontare le conseguenze economiche del Covid: la concessione di garanzie accessorie sul credito — core business di Fidi — è tornata a livello centrale, con Sace chiamata ad occuparsi di assistere le grandi aziende e il Mediocredito Centrale quelle medie e piccole. Questo quadro non è destinato a mutare, nella sostanza, una volta archiviato il Covid.

Nelle prime intenzioni, Fidi avrebbe dovuto essere riportata in house e rilanciata. La giunta regionale invece ha scelto di trasferirne la quasi totalità delle sue funzioni a Sviluppo Toscana, benché questa non sia un intermediario finanziario. Si legge nel documento che sarà letto oggi in aula, pubblicato sul sito del Consiglio regionale: «L’accesso diretto delle aziende a una mole enorme di garanzie da parte dello Stato» e, con abolizione della lettera R, «il venir meno del ruolo delle garanzie di primo livello rilasciate da garanti toscani», insieme al «fatto che i soci bancari avevano già ridotto nel tempo l’interesse a operare con Fidi» rendono di fatto superflua la sua esistenza. Inoltre, secondo la Regione, Fidi Toscana «con l’attuale configurazione non è in grado di assicurare la continuità aziendale». Trasformarla in società in-house della «richiederebbe un esborso da parte della Regione da 19 a 22 milioni, cifra attualmente non in bilancio e difficilmente reperibile» alla quale vanno aggiunte risorse per ulteriori «6 milioni di euro l’anno».

Sviluppo Toscana e Sici si occuperanno di tutte le funzioni strategiche per il sostegno all’economia del territorio — finanza innovativa, start-up, reperimento di venture capital, internazionalizzazione, finanza straordinaria, accompagnamento delle imprese per investimenti, innovazione tecnologica, consolidamento delle filiere, adesione ai finanziamenti del Pnrr — mentre Fidi gestirà lo stock di garanzie esistenti e continuerà ad operare nel sostegno al mercato libero delle garanzie.

Una decisione che non piace ai sindacati. La Fisac Cgil ha organizzato un presidio di protesta davanti alla sede della Regione per questa mattina. I mal di pancia non mancano. Da più parti si fa notare che Fidi ha completato un percorso di risanamento impegnativo: si avvia a chiudere il terzo anno in utile (il saldo positivo del 2021 sarà di circa 450 milioni), ha un patrimonio libero di oltre 100 milioni, una solida patrimonializzazione, ha ripulito il bilancio da gran parte dei crediti deteriorati e ridotto drasticamente i costi. Quale che sia il suo futuro, l’importante sono i tempi certi: per un soggetto vigilato che opera sul mercato l’incertezza è un nemico potenzialmente mortale.

 

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