La politica cittadina e la messa in mora

di Pierluigi Piccini

 

Gli editoriali e gli articoli a sostegno della messa in mora da parte di De Mossi della Fondazione Monte dei Paschi, sono abbastanza inutili. Esaltano una operazione insignificante dal punto di vista legislativo e istituzionale. L’unica apparente ragione che li tiene in piedi è la dimensione, tutta politica, che ha spinto il sindaco a compiere questo atto plateale. Ovvero, riprendere le distanze dal Pd senese come partito, come organizzazione, come simbolo, senza la consapevolezza che, comunque, il partito è fatto di persone con le quali si può sempre, se necessario, continuare a dialogare. Tutto nasce da una intervista rilasciata da De Mossi al Corriere fiorentino, che ha suscitato grandi preoccupazioni nella maggioranza che sostiene l’attuale governo cittadino. Come non convenire? Con un colpo di spugna De Mossi cancella una delle parole d’ordine che il centrodestra si è dato per scaricare tutta la responsabilità della crisi del Monte sulle spalle del partito di Zingaretti: «Naturalmente si tratta di due crisi del tutto diverse. Quella di Mps è una crisi sistemica che porta a doversi confrontare con il tema dell’occupazione e delle risorse economiche della città. Si tratta di una doppia crisi in realtà, perché la situazione del Monte si incrocia con una trasformazione di tutto il sistema bancario che è molto simile a quella vissuta dall’industria pesante negli anni 70 con la robotizzazione. Dal punto di vista psicologico, il coronavirus fa sicuramente più paura, ma la vicenda Mps secondo me ha lasciato e lascerà tracce più profonde nella città. Anche in positivo». L’avvocato De Mossi assolve tutti i responsabili, compresi quelli che direttamente o indirettamente continuano a sostenerlo

Delibera del Consiglio Comunale del 17 giugno 2009 n° 167

(cfr. mozione consiliare sulla Fondazione del 2009). E allora bisogna ristabilire la distanza, in modo da rassicurare i partiti e i movimenti che lo sostengono. Già, ma chi lo sostiene? Tutto è in movimento: La Lega sta perdendo consenso elettorale, Forza Italia si sta avvicinando al governo, il Pd non solo tiene ma sta aumentando i consensi così come i Cinquestelle. Infine, Conte sembra abbia ottenuto dall’Unione europea quello che fino a poco tempo fa sembrava  impossibile. In più tutti noi stiamo aspettando che la Lombardia, sul coronavirus, si riallinei al resto del Paese. Ma ve lo ricordate l’attacco di Salvini e De Mossi al governo della Regione Toscana? Visto oggi, a confronto di regioni amministrate dal centrodestra come la Lombardia e il Piemonte fa sorridere. La Toscana, come tutti sanno, andrà a votare ad ottobre, mentre il progetto per il centrodestra annunciato e caldeggiato dallo stesso sindaco di Siena è fallito ancora prima di nascere. In questo scenario assistiamo alla delusione del primo cittadino per le nomine fatte al Monte, critiche anche comprensibili, tuttavia ognuno in casa sua fa ciò che vuole, come abbiamo visto da noi. E poi era proprio necessario far sapere al mondo intero che Siena è ancora una volta isolata, che non tiene rapporti né con la Regione, né con il governo? Quelli con la Provincia sono di facciata. Come si pensa di interloquire con un ministro quando le decisioni sulla banca verranno al pettine? Attaccandolo? Ah già!  Si spera in un ritorno di Salvini al governo, ma chissà se Giorgetti  sarebbe d’accordo. La capacità di gestione istituzionale, in quanto rappresentativa della generalità dei cittadini, richiederebbe altre accortezze. Intanto, mentre il sindaco si cimenta con le messe in mora, i droni hanno ripreso a volare, le mascherine sono diventate obbligatorie e le tensioni delle persone, in particolare quelle rimaste senza un lavoro, sono aumentate.