La frenata giallo-verde è un segno di maturità.

 

TACCUINO
Le opposizioni esultano per la «retromarcia» (il Pd) o denunciano (Forza Italia) l’inutile politica «degli spot». E che in effetti nel giro di due giorni Lega e Movimento 5 Stelle si siano rimangiati una prima fetta degli slogan con cui hanno approcciato il difficile autunno della manovra economica è fuor di dubbio. Ieri, poi, è arrivato il contrordine sui vaccini: più che le pressioni delle minoranze no-vax avrà giocato il dubbio che l’apertura delle scuole sarebbe stata un caos senza precedenti, viste le ammonizioni dei presidi, e così l’obbligo «flessibile» è tornato a essere obbligo e basta. Ma la svolta più evidente è sull’economia: Salvini martedì l’ha fatta alla sua maniera, da «capitano», splittando sull’intera legislatura le promesse elettorali e limitandosi ad annunciare un inizio, solo per le imprese e per le partite Iva, della flat tax. Di Maio ha aspettato il Consiglio dei ministri di ieri per annunciare che nessuno vuol sfidare l’Europa, e dunque, niente sforamento del limite del 3% tra deficit e Pil. La sensazione è che, più che i timori di rappresaglie, che non sono affatto nell’aria, da parte delle autorità di Bruxelles, abbiano pesato i primi venti di tempesta arrivati dai mercati, con lo spread che sfiorava quota 300 e ieri è subito sceso, accogliendo le rassicurazioni dei due vicepremier come impegni effettivi e come presa di coscienza che la situazione italiana non consente di giocare con la propaganda antieuropea. Dal vertice di ieri esce un vincitore, il ministro dell’Economia Tria, la cui linea prudente è stata approvata in pieno e consacrata in un comunicato di Palazzo Chigi: né sforamenti né sfioramenti del tetto del 3 per cento, e semmai un negoziato che punti a ottenere dalla Commissione Ue il via libera per muoversi attorno all’1,5, trovando così modo di evitare l’aumento dell’Iva e, con un maquillage del precedente bilancio, anche i fondi per un avvio di flat tax e reddito di cittadinanza, ricavato, quest’ultimo, da una ridenominazione di misure anti-povertà già esistenti. Ovviamente tutti si chiedono quanto la frenata gialloverde costerà, in termini di consenso a Lega e 5 Stelle. Troppo presto per dirlo. Ma che Salvini e Di Maio comincino a capire che governare ha un prezzo, non è affatto negativo.
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