Incontri con gli amici e viaggi fra regioni Le 21 condizioni che si devono avverare

a ripartenza

 

La discussione tra il governo e gli amministratori locali. L’ipotesi che da lunedì cada il vincolo dei «congiunti», la data per riaprire i confini interni può essere l’1 giugno

Monica Guerzoni

 

D al 4 di maggio le speranze degli italiani di poter uscire «liberamente» di casa, a parte motivi di lavoro, salute o urgenza, sono state appese alla parola congiunti, che tante polemiche ha suscitato. Ma adesso nel governo sta maturando l’idea di far cadere anche questo vincolo, il che vuol dire che l’autocertificazione non sarà più necessaria. Niente di ufficiale. Ma da lunedì 18 maggio, quando i governatori daranno il via libera alla riapertura di negozi, bar, ristoranti, parrucchieri e spiagge, dovrebbe essere possibile spostarsi anche per incontrare gli amici, andare a mangiare una pizza in compagnia di chi si vuole e anche soggiornare nelle seconde case. Purché all’interno della propria regione. «Decideremo entro il fine settimana», conferma il ministro Roberto Speranza.

Perché cada anche il divieto di circolare da una regione all’altra bisognerà invece aspettare ancora, almeno fino all’1 giugno. «Prendiamoci ancora una settimana prima di cominciare la valutazione», ha detto il ministro Francesco Boccia durante l’ultima cabina di regia. Se Italia Viva spinge per mettere fine alla «stagione delle autocertificazioni», non tutti nel governo sono d’accordo. La paura di nuovi focolai è forte e ispira la prudenza di Speranza, che sconsiglia di riaprire i confini prima dell’1 giugno. «È una data ragionevole» concorda il presidente della Toscana, Enrico Rossi. Solo la circolazione tra regioni confinanti e a basso rischio potrebbe ripartire prima, mentre se un territorio è al sicuro e quello limitrofo no, passare il confine liberamente non sarà possibile. L’ipotesi su cui si lavora è l’obbligo di sottoporsi a un test sierologico nella settimana precedente allo spostamento in un’altra Regione.

Lo strumento fondamentale per la regia delle riaperture è il decreto della Salute con le regole del monitoraggio, in cui sono indicati i valori di allerta che consentono di valutare il rischio attraverso 21 indicatori che devono soddisfare tre requisiti (capacità di monitoraggio, capacità di accertamento diagnostico e tenuta dei servizi sanitari). Il primo bilancio si farà domani e se la curva del contagio sarà sotto controllo, dall’1 giugno sarà possibile attraversare le frontiere interne.

«C’è impasse sulla riapertura dei confini interregionali — lamenta il presidente della Valle d’Aosta, Renzo Testolin —. È fondamentale riaprire i confini, non possiamo pensare di ripartire senza flussi da altre regioni». La decisione verrà presa sulla base dei dati del monitoraggio che, a partire da domani, saranno resi pubblici. «I dati della settimana dal 4 all’11 maggio indicheranno un quadro e dentro questo quadro le regioni decideranno se aprire o restringere», ha anticipato Boccia a Centocittà, su Rai Radio Uno.

Le linee guida sono pronte, ma protestano le associazioni di categoria dei balneari e dei pubblici esercizi, che hanno incontrato il governo e chiesto di allentare un po’ le regole. «I documenti a cui hanno lavorato i nostri ricercatori non sono obblighi — chiarisce il direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello —. Si tratta di raccomandazioni, che potranno essere recepite dai prossimi provvedimenti del governo».

Il governatore Luca Zaia si aspetta che il governo con il nuovo Dpcm atteso per venerdì stabilisca dei criteri di base e deleghi «le Regioni a decisioni sulle riaperture». Il Veneto vuole riaprire palestre, centri sportivi e attività legate al turismo. «Il problema è che finché non ci sarà il vaccino i luoghi di lavoro saranno quelli più a rischio», ammonisce Boccia.

 

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