In un prossimo futuro potremo dire che almeno non ci siamo annoiati!

di Pierluigi Piccini

Quello di Siena è il Comune dei divieti: niente più licenze per attività di ristorazione in centro, niente più souvenir che non siano fatti in Toscana o estranei al territorio, impossibilità di stendersi in piazza del Campo. Ma questa fermezza, questo rigore, diventano comici se vengono contraddetti contradetti da atteggiamenti opposti. “No al mangificio?”. Ma per contro si liberalizzano le medie strutture di vendita nel centro storico con il Piano Operativo (la mano sinistra non sa cosa sta facendo la destra). No ai prodotti non toscani? Magari se l’assessore al commercio si informasse su ciò che significa in termini legali ed economici prima di raccontare tutto alla stampa eviterebbe brutte figure al Comune. Ma poi, come la mettiamo con lo street-food, l’annuncio di trenta ristoranti spostati in fortezza in estate già affollatissima, le bancarelle piene di prodotti agroalimentari e non di varie zone d’Italia e d’Europa, che periodicamente vengono fatte affacciare lungo le vie del centro o nei dintorni della Fortezza? Quanto alla compostezza, al rigore estetico e di comportamento richiesto ai turisti, come la mettiamo con il trenino natalizio e la periodica invasione di auto di lusso nel Campo, oltre all’invasione di ordinarie bancarelle? A fronte di iniziative cosi discordanti si prevedono per caso le dimissioni di Tirelli, oppure viene considerato l’assessore di punta? La schizofrenia sembra essere il profilo principale di un’amministrazione comunale che predica il “turismo lento” e poi fa tutto per favorire quello mordi e fuggi, come comprare mostre precotte che hanno girato mezza Italia. E le contraddizioni continuano. Una volta leggiamo che i problemi del Monte dei Paschi sono dovuti a una crisi sistemica, il giorno dopo la smentita e che la colpa sarebbe tutta del Pd sebbene, in fondo, la macchia si potrebbe espiare se il presidente della Fondazione Carlo Rossi ottenesse il rimborso dalla Banca. Il sindaco tuona contro il “pensiero unico” ma poi fa tutto in solitudine: ignora i consiglieri anche di maggioranza, figuriamoci le proposte, anche se costruttive, dell’opposizione. Prende il microfono e, ogni giorno annuncia delle perle: monumenti impacchettati, sfilate di Armani, tranvie sotterranee e metropolitane di superficie, fondi di garanzia, grandi finanziatori olandesi, accordi con la Cina e università prestigiosissime. Ultimo annuncio, fare un vero aeroporto ad Ampugnano, vecchio cavallo di battaglia dell’ex presidente del Monte. Uno sguardo agli altri scali toscani non farebbe male per misurare lo stato di salute e le loro prospettive future. Si vuole un aeroporto senza retroterra? Divertente! Mancano lo stadio ad Arbia e l’auditorio al Rastrello, poi il catalogo delle contraddizioni tra utopia e realtà sarebbe completo. In un prossimo futuro potremo dire che almeno non ci siamo annoiati!

 

N.B. Ci raccomandiamo di continuare con le quotidiane conferenze stampa televisive.