Il Centrodestra ha tre linee politiche, al momento perdenti

L’editoriale del direttore Nico Perrone

ROMA – Il giorno dopo la batosta elettorale i leader del Centrodestra, Matteo Salvini e Giorgia Meloni si occupano d’altro, cercando di spostare l’attenzione su altri temi. Ma prima o poi arriverà il momento del confronto interno alla coalizione, che sarà duro e senza esclusione di colpi.

Per quanto riguarda la Lega, la strategia del Capitano del ‘sto dentro e fuori, al Governo e nelle piazze, come si è visto alla fine non ha pagato. Nel Carroccio, fortuna di Salvini, tra i perdenti c’è pure Giancarlo Giorgettiche ha visto uscire sconfitto il ‘suo’ Damilanoa Torino ed anche a Varese il sindaco del Pd è stato riconfermato.

Nelle chat tra i leghisti corrono brutte parole. Ad esempio, prima del voto circolava un post, che un esponete della Lega mi ha recapitato e che potete vedere, con la scritta ‘Se vuoi una Lega senza Salvini a Varese vota Galimberti’ (il sindaco del Pd che poi ha vinto). Per capire che anche lì presto si arriverà alla resa dei conti, e se è vero che al momento non c’è un altro leader è altrettanto scontato che la linea di Salvini sta scontentando sempre più persone. A partire da quelle categorie professionali e imprenditori del Nord che dopo la sofferenza Covid ora aspettano di incassare bei quattrini dal premier Draghi, e non vogliono fughe in avanti. Quindi la voglia pazza di Salvini di rompere e far saltare il banco per andare al voto anticipato si trasformerà in ulteriore frustrazione.

Pure i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni sono sotto botta, impantanati. I sondaggi trionfali che li vedevano ormai in cima alle più alte vette elettorali sono crollati lasciando spazio alla rabbia, aggravata dalla figuraccia di Michetti a Roma, l’uomo che voleva copiare le gesta di Ottaviano Augusto, il candidato Sindaco fortemente voluto e imposto da Meloni a tutti gli altri.

Forza Italia di Silvio Berlusconi porta a casa la vittoria a Trieste che si aggiunge alla Presidenza della Regione Calabria conquistata due settimane fa. Zitto zitto Berlusconi ancora una volta, con i fatti, ha reso chiaro a tutti che le posizioni estreme non vincono, che i leader che su quelle fondano la loro azione più prima che poi vanno a sbattere. Ora si aspetta il vertice chiesto proprio da Giorgia Meloni per chiarire il da farsi, perché con tre linee diverse il Centrodestra rischia di beccare un’altra scoppola anche alle prossime politiche.

Nel Pd, al momento, tutti gongolano. La vittoria ha sempre un sapore dolce, anche se dura meno considerando la grande astensione. Alle comunali erano chiamati al voto 12 milioni di cittadini, se ne sono presentati 6 milioni. Un dato preoccupante, perché se i partiti non correranno ai ripari si rischia di avere una democrazia senza popolo, governata sempre più da cerchie ristrette ed élite tecnocratiche che del popolo se ne sbatte.

E il M5S? La forza politica più forte in Parlamento che farà? Boh, nessuno lo sa. Giuseppe Conte, presidente incaricato, sta spingendo sì per un’alleanza col Pd ma a piccoli, piccoli passi. Teme di scontentare quella parte, che è pure consistente, che mugugna e che teme di finire fagocitata dai Dem. Un Movimento spostato al centro dello schieramento, dove già cantano numerosi galli, o più a sinistra, dove negli ultimi giorni è apparso un possibile federatore con la faccia di Maurizio Landini ora leader della Cgil? Anche nel Movimento voleranno i coltelli, e sono in molti ad aspettare che torni in scena il duo ‘original’ Virginia Raggi e Alessandro Di Battista, per far fuori Conte chiamando alla lotta tutti quelli che sognano il passato, quando i ‘grillini’ erano gagliardi e belli, senza quella brutta pancetta messa su in questi anni di ‘magna e bevi’ alla romana.

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