I mecenati dell’Arte Povera

Le mostre Boetti, Merz, Kounellis, Pistoletto. Quindici capolavori e gli scatti di Marco Anelli raccolti a Palazzo di Città

Dagli Stati Uniti a Cagliari: la collezione di Nancy Olnick e Giorgio Spanu

di Chiara Pagani

 

CAGLIARI Due mecenati dell’età rinascimentale trasportati nel ventunesimo secolo, questa la considerazione che sorge spontanea incontrando Nancy Olnick e Giorgio Spanu, la coppia di collezionisti che ha portato in Italia dagli Stati Uniti una selezione di opere di Arte Povera, in mostra a Cagliari fino all’8 dicembre.

Conosciutisi alla fine degli anni Ottanta, lei newyorkese di nascita, lui originario della Sardegna, coltivano la passione comune per l’arte italiana iniziando a raccogliere vetri di Murano per poi estendere i loro interessi verso l’ultima avanguardia del Novecento, come testimonia Arte Povera: From the Olnick Spanu Collection allestita al Palazzo di Città di Cagliari, storica sede municipale e oggi spazio museale dedicato alle esposizioni temporanee organizzate dai Musei Civici.

Le opere sono giunte nel capoluogo della Sardegna insieme agli scatti esposti in Marco Anelli: Building Magazzino, mostra del fotografo italiano dal 2010 residente a New York, che racconta la progettazione e la realizzazione della grande struttura in cui la collezione Olnick Spanu è conservata, un ex magazzino di computer riadattato ed ampliato dall’architetto spagnolo Miguel Quismondo.

Magazzino Italian Art Foundation, la cui costruzione è terminata nel 2017, si trova nella Hudson Valley a Cold Spring, località raggiungibile dalla Grand Central Station di New York in poco più di un’ora; proprio nei giorni precedenti l’inaugurazione delle mostre ha ottenuto il riconoscimento di Fondazione pubblica degli Stati Uniti.

«Si potrebbe dire che la mostra di Cagliari è unitaria, anche se divisa in due perché si tratta di iniziative collaterali strettamente legate tra loro», ha sottolineato la dirigente del Comune sardo Antonella Delle Donne che ha sostenuto l’iniziativa, condivisa con grande soddisfazione anche dal neo assessore alla Cultura, Paola Piroddi. Un evento la cui organizzazione è stata animata da un grande entusiasmo durante questi mesi di lavoro poiché è impossibile non essere affascinati da Nancy Olnick e Giorgio Spanu, ritornato nella sua terra di origine in occasione di questa prima partnership tra Magazzino e un museo italiano.

In mostra si possono ammirare quindici capolavori di Arte Povera suddivisi in sette sale dai curatori Paola Mura, direttrice dei Musei Civici di Cagliari — che per prima ha individuato in Magazzino l’istituzione con cui sarebbe stato interessante collaborare —, e Vittorio Calabrese, che dirige Magazzino Italian Art Foundation: «Questa esposizione — spiega — rappresenta un legame ideale con la mostra omonima di settantasei opere che è in corso da noi a Cold Spring. Abbiamo lavorato in stretta collaborazione con l’amministrazione comunale di Cagliari sviluppando una straordinaria opportunità di crescita, poiché il sistema museale cittadino è il contesto ideale per riflettere sull’importanza di istituzioni che promuovano il legame con il territorio e nuove possibilità di scambio multiculturale; credo che sia particolarmente importante farlo qui, al centro del Mediterraneo».

All’interno del percorso espositivo è anche possibile assistere alla proiezione di L’Arte Povera. L’estetica dell’ordinario di Germano Celant che racconta la corrente artistica da lui stesso così definita nel 1967; un filmato che illustra il significato delle opere esposte, che non hanno didascalie perché, come ha spiegato Giorgio Spanu, il visitatore deve essere guidato prima di tutto dal concetto di bellezza. Una pubblicazione gratuita realizzata da Magazzino Italian Art Foundation aiuta però a riconoscere gli artisti e le loro realizzazioni che talvolta sono quasi degli esperimenti, come Senza titolo (1982) di Pier Paolo Calzolari, in cui le candele accese sotto la lastra di piombo modificano incessantemente la superficie e protraggono un processo che è innescato dall’artista ma continua senza la sua presenza, perché l’arte va oltre chi la crea.

Il visitatore entra a far parte dell’opera stessa riflettendosi nella lastra di acciaio di Sfera di giornali (1962-2009), uno dei Quadri specchianti di Michelangelo Pistoletto, o vede incombere su di sé la pietra che sfida la forza di gravità in Senza titolo (1969) di Giovanni Anselmo. Può camminare intorno ad uno degli Igloo (1983) di Mario Merz, riallestito dagli installatori della Fondazione, oppure sedersi in estatica ammirazione davanti alle potenti pennellate di Senza titolo (2008) di Marisa Merz, unica rappresentante femminile dell’Arte Povera, scomparsa lo scorso 20 luglio.

Questa esposizione, che comprende tra le altre anche opere di Alighiero Boetti e Jannis Kounellis, fa intuire il valore e il livello della collezione raccolta nel museo Magazzino di Cold Spring, un tempio dell’arte a ingresso gratuito a testimonianza dello spirito che anima anche gli altri progetti di Olnick e Spanu. Tra questi, il programma annuale di residenza a cui finora hanno partecipato dieci giovani artisti italiani per realizzare installazioni site specific nella proprietà della coppia nella vicina Garrison.

Due veri mecenati prima che collezionisti anche perché, come spiega Nancy, la parola «collezionista» non se la sente calzare addosso in quanto «io e Giorgio sentiamo prima di tutto di avere una responsabilità, poiché gli individui sono qui sulla Terra solo per un brevissimo tempo; l’arte rimane e noi dobbiamo conservarla per tramandarla, per questo siamo entusiasti di questo progetto. Ci sentiamo fortunati a poter fare quest’operazione, e questo l’ho imparato da mio padre che era un filantropo e mi ha insegnato che dare è molto più importante che ricevere».

 

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