Giorgetti e la base delusa «L’errore di Matteo è stato vincere troppo»

Il Carroccio

 

di Fabio Paravisi

 

bERGAMO «Nooo». La platea urla e ribolle quando sente parlare del governo che sta per nascere. La Bèrghem Fest di Alzano Lombardo è l’ammiraglia delle feste leghiste, da trent’anni raccoglie ogni fine estate i più importanti nomi del partito per fare il punto della nuova stagione. E ieri a parlare della crisi che ha costretto gli organizzatori a rifare le scalette degli incontri è salito il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. Che sembra preferire la calma e l’ironia per affrontare la bufera politica che sta imperversando.

Quando dalla platea gli gridano: «Portaci in piazza» lui replica: «La storia ci ha insegnato che chi prende quella strada non finisce mai bene». Poi spiega: «Era stato tutto messo in conto. L’errore fondamentale di Matteo Salvini e della Lega è stato vincere le Europee con il 34%: è diventato il nemico numero uno in Italia e non solo. Questo troppo successo a abbiamo iniziato a pagarlo. Sembrava comunque che si potesse rimediare ma alla fine Salvini ha preso una decisione squisitamente politica. Politica che significa avere una maggioranza e un’opposizione. Ma il Partito democratico, che ha un nome veramente beffardo, non concepisce di stare in minoranza. Sta così nascendo questo partito creato dal G7 di Biarritz. Ma per noi è un investimento, perché fra cinque anni Pd e 5 Stelle non esisteranno più. Il movimento nato contro la casta è diventato casta esso stesso. Quello che sta succedendo adesso mi ricorda il 2011. Ma il governo durerà fino a quando lo deciderà Renzi».

La decisione di far cadere il governo è al centro delle discussioni, a qualcuno viene anche il dubbio che Salvini possa avere sbagliato i tempi. «Io ero fra quelli che pensavano che Salvini dovesse rompere — incalza il presidente della Liguria Giovanni Toti —. Perché i 5 Stelle adesso gli italiani li conoscono e sanno che devono evitarli». «Ma se sei all’opposizione non sei un fesso — aggiunge Giorgetti —, significa essere coerenti alle proprie posizioni, è il sale della politica».

Alla Bèrghem Fest

Un consigliere che cuoce costine: andare all’opposizione non mi piace per niente

Qualche dubbio e un po’ di delusione serpeggiano invece nelle retrovie, fra i militanti che lavorano nelle cucine, arrostiscono le salamelle e vendono la spuma nera al bar. «La situazione è grama — dice un consigliere comunale che cuoce le costine —. L’idea di andare all’opposizione non mi piace per niente. Ora smantelleranno tante cose buone che sono state fatte». «Se il governo non lo avesse fatto cadere Salvini lo avrebbero fatto gli altri, ognuno fa i suoi calcoli — dice una signora che apparecchia —. Gli italiani pensano che Salvini abbia sbagliato ma io no, se si è mosso così ci sarà un motivo». Anche il responsabile della sicurezza è certo: «Lui sa cose che noi gente comune non capiamo. Salvini sa quello che fa».

Intanto sul palco Giorgetti traccia un ritratto di Giuseppe Conte: «È una persona preparata, competente, politicamente acerba, che viene ora beatificata perché senza di lui non sarebbe mai nato il governo. Per coprire quello che stanno facendo Pd e cinquestelle serviva un vestito che è stato cucito sulla figura di Conte. Credo che lui pensasse di fare un passaggio elettorale, invece sarà costretto a fare l’alfiere della solita manovra e trasformarsi da avvocato del popolo ad avvocato di palazzo. Probabilmente, conoscendolo, contro la sua volontà».

 

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