La moderazione consiste nell’evitare eccessi ed estremi nei comportamenti morali e specialmente politici. E’ una delle virtù politiche più difficili da praticare; a volte si accompagna alla prudenza che è scelta dell’azione efficace in un determinato contesto.

Moderazione e prudenza non stanno sempre insieme. Un rivoluzionario può essere a volte moderato mentre deve essere sempre prudente.

Proprio perché guida la ricerca del giusto mezzo e della fuga dagli estremi, la virtù della moderazione si adatta non a chi vuole sovvertire un ordine politico ma a chi vuole difenderlo, a chi cerca sicurezza e stabilità.

Si adatta meglio ai conservatori, se per conservazione intendiamo una disposizione mentale e pratica che induce a preferire lo status quo o la protezione dell’equilibrio tra le forze sociali e politiche.  Un moderato, che è poi un centrista, sta dalla parte della legge anche in maniera testarda: “the law is the law is the law”.

Il conservatore è il modello della moderazione. E moderati sono coloro che sanno controllare piaceri ed emozioni per gustarne i benefici senza arrecare danno a sè e agli altri.

Al fondo, la sicurezza è l’interesse meglio servito dalla moderazione. Che per questo è una virtù molto difficile, soprattutto in politica e poi quando la politica dipendente dall’audience. Una virtù rara, per pochi.  Una virtù che è però cruciale per la stabilità delle democrazie.

Questo preambolo ci dice che nel nostro tempo il “mezzo” (ovvero il “centro”) è in politica un’eccezione piuttosto che la regola.  Perfino il Tory Party inglese si è posizionato sulla strada del radicalismo populista, come la Brexit (e non solo) dimostra.

Davvero estremo e perfino incapace di garantire un’opposizione legittima è diventato il Partito repubblicano con Donald Trump.  Nella maggior parte dei paesi democratici, l’immoderazione della destra è un problema serissimo per la tenuta delle istituzioni.

L’Italia è da questo punto di vista un laboratorio, e non da oggi.  Ma quel che abbiamo visto in queste settimane è un crescendo di immoderazione, nelle piazze fisiche e mediatiche.

La destra, nonostante il trattino ambizioso che la mette vicino al centro, non riesce ad essere moderata.

Centro-destra. La parola alla sinistra del trattino designa non radicalità rispetto a quel che sta alla destra.

Per essere moderata la destra dovrebbe riuscire a capire quando prendere le distanze da quella parte di sè che scalpita verso l’estremo, con anche la violenza e il disprezzo della legge.

E’ invece immoderata: dice no alla violenza di piazza per poi intimare a non scendere in piazza a fianco di chi l’ha subita. Questo è un segno di immoderazione.

Perchèé non essere in piazza a fianco della legge, in questo caso, significa a fianco di chi ha subito la violenza squadrista? Perchè, viene da pensare, esserci avrebbe significato abiurare la violenza e il fascismo sempre; mettere un solco tra chi fa politica con le opinioni e chi usa la violeza e l’intimidazione. Ma sembra che la destra sia tutta immoderata e non voglia ufficialmente stare dalla parte delle libertà democratiche, del pluralismo e della tolleranza dell’avversario.

La destra italiana ha avuto sempre grandi difficoltà a trovare un’identità autonoma in uno spazio ideologico pesantemente segnato dal fascismo.

Fratelli d’Italia non rientra nella destra moderata e neppure una parte della Lega.

Anche l’area liberale, come Forza Italia o l’altra parte della Lega, non si deve sentire completamente a proprio agio con la politica che condanna il fascismo.

La moderazione è difficile perché non consente di ammiccare all’alleato immoderato. Per questo, quando la destra col trattino deve decidere se stare con la legge o con l’opinione, si tira indietro o per non mostrare di essere moderata o perché non ha moderazione da mostrare.

Quindi, il centro-destra si dichiara contro la violenza “da qualunque parte provenga” come a giustificare il proprio star fuori, a guardare chi si schiera con la parte che ha subito violenza. Questo è avvenuto sabato scorso in occasione della manifestazione promossa dalla Cgil a piazza San Giovanni.

Quando la politica dipende dall’audience, la moderazione è una virtù che non paga. E le sirene del pubblico tirano la destra lontana dal centro.

La contingenza delle elezioni per i sindaci delle grandi città ha ingigantito il problema dell’immoderazione.

Ma se il ragionamento della convenienza elettorale suggerisce di non mostrare la moderazione, ciò significa che il centro-destra è dentro un gorgo radicale.  Destra moderata cercasi.

 

 

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