Crescita, l’Italia in maglia nera Allarme Fmi: rischio contagio

L’Ue conferma il deficit al 2,9. Conte e Tria: stime sbagliate. La Lega: sanatoria per Imu e Tasi Alberto D’Argenio Di tonte alla stampa internazionale Moscoviti è costretto a dire l’ovvio: «Le nostre sono previsioni oggettive, imparziali». pagina 2 Conti pubblici L’Ue gela l’Italia su Pil e deficit Fmi: “Ora rischio contagio” Secondo la Commissione la crescita 2019 si fermerà all’1,2% e il disavanzo salirà al 2,9% 11 ministro dell’Economia Tria: “La stima è frutto di un’analisi non attenta e parziale” Dal nostro corrispondente BRUXELLES Di fronte alla stampa internazionale Piene Moscovici è costretto a dire l’ovvio: «Le nostre sono previsioni oggettive, imparziali, basate sui dati del governo italiano e svolte con lo stesso metodo usato per tutti gli altri Paesi». Ma nel giorno in cui la Commissione Ue smonta le teorie economiche del gabinetto Conte, queste parole non riescono a frenare la reazione dell’Italia nazional-populista. La quale – unica in Europa – invece di far tesoro dei calcoli di Bruxelles, replica mettendone in discussione la credibilità. Per di più per bocca dell’ala moderata dell’esecutivo: il premier Conte e il ministro Tria. «Stime frutto di un’analisi non attenta e parziale», attacca Tria. «Andiamo avanti con i nostri numeri», gli fa eco Conte. E pensare che Bruxelles nelle previsioni economiche d’autunno avrebbe potuto mettere nero su bianco dati ancora più impietosi. Ma ha preferito la prudenza prendendo per buoni alcune stime del Tesoro per non esporre ancor di più l’Italia sui mercati. Tra l’altro è difficile ricordare una previsione errata dei tecnici Ue. Che per di più hanno spiegato le ragioni delle discrepanze con Roma. Primo, per Bruxelles lo spread peserà di più sui conti. Secondo, l’impatto delle misure della manovra sulla crescita sarà inferiore a quanto ipotizzato dal Tesoro. Terzo, la spending review difficilmente centrerà gli obiettivi dichiarati mentre la spesa pubblica sarà superiore alle attese di Via XX Settembre. E così la Commissione smaschera il bluff sui conti voluto da Di Maio e Salvini per finanziare le promesse elettorali. Per Bruxelles la crescita nel 2019 non sarà all’1,5%, ma si fermerà all’1,2%. Dato comunque generoso, come testimoniava la scheda Italia evidenziando il rischio che alla fine il risultato sia peggiore: «Le misure della manovra potrebbero avere un impatto minore sul Pil». E ancora, il debito al contrario di quanto previsto da Tria, non scenderà, restando inchiodato fino al 2020 alla cifra monstre del 131% del reddito nazionale. Infine il deficit: il governo prevedeva il 2,4% nel 2019 e il 2,1% nel 2020, dati comunque in aperta violazione delle regole Ue e mal sopportati dai mercati. Ma per Bruxelles le cose andranno peggio: 2,9% il prossimo anno e 3,1% tra due. Un aumento della spesa di 32 miliardi solo nl 2019 che si somma al buco dello 0,3%del 2018 (5 miliardi) frutto del rifiuto giallo-verde di metter mano alla manovra bis raccomandata a maggio dalla Ue. Così si avvicina la scadenza del 13 novembre, data entro la quale l’Italia dovrebbe riscrivere la Legge di bilancio. Ieri Moscovici, pur appellandosi ancora al dialogo, ricordava che «non possiamo non far rispettare le regole, non ci è permesso e dunque non è possibile incontrarsi a metà strada». Se vuole evitare la pesante infrazione, il governo dovrà riscrivere il bilancio abbassando di un punto abbondante (almeno 20 miliardi) quel 2,9%. Un ultimo tentativo di persuadere Roma ad evitare la pesante procedura d’infrazione che scatterebbe il 21 novembre per essere operativa a gennaio lo farà oggi il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, ospite di Tria a Roma. In ballo non c’è solo il benessere degli italiani, ma quello di 500 milioni di europei, come testimonia il Fondo monetario: «Per ora le ricadute degli spread sugli altri mercati sono piuttosto contenute, ma il contagio da future tensioni potrebbe essere notevole».

 

Fonte: La Repubblica, https://www.repubblica.it/