La grande frenata

 

Le percentuali che, trimestre dopo trimestre, descrivono l’andamento del pil possono sembrare solo numeri. Ma quando, guardando un po’ più a fondo della superficie, si scopre che “gli unici punti vendita che tirano sono i discount, quando constatiamo che i costruttori edili sono costretti ad espellere manodopera perché il mercato è fermo, e che gli ordini domestici dei produttori di macchine utensili crollano del 15%, ecco che la frenata dell’economia italiana non ci appare più come una fredda statistica”. Lo fa Marco Ruffolo nel suo viaggio nell’Italia produttiva: quella del nord, la prima vittima dell’inversione di tendenza della nostra economia. Nonostante gli avvertimenti delle rilevazioni statistiche, e quelli ben più pressanti della Commissione europea e del Fondo monetario internazionale, il governo Conte-Salvini-Di Maio va avanti per la sua strada. Ma la compattezza di facciata mostrata per rispondere alle autorità internazionali, si sfalda quando si passa alle beghe interne: dopo giorni di braccio di ferro, la maggioranza trova un faticoso accordo sulla riforma della prescrizione che, come spiega Liana Milella, avrà effetti, se ne avrà, solo dal 2024. E mentre la Lega, dopo aver imposto il siluramento di Roberto Battiston dall’Asi prova a mettere le mani anche sull’Istat, tra M5S e Carroccio è scontro sul nuovo cda di Anas, azzerato dopo l’intervento a gamba tesa di Toninelli contro la fusione con Ferrovie.