Care madri, cari padri

Ci avete sempre raccontato bellissime favole per farci andare a dormire sereni; fin da quando nasciamo le vostre premure ci cullano e i vostri consigli ci formano.

Ma quando il tempo delle favole finisce e il tempo del reale irrompe, non c’è più finzione che tenga. Ci avete cresciuti con affetto, ma di sicuro non l’avete fatto con lungimiranza, perché il mondo che ci state consegnando è pericolante e consumato: seppur all’apice di un progresso tecnico-scientifico inimmaginabile prima d’ora, è un mondo che sta toccando il fondo buio dell’indifferenza, inconsapevole delle proprie origini e delle connessioni profonde che collegano la vita di ciascuno a quella degli altri.

Dimentichi della nostra appartenenza collettiva a quell’ecosistema che, nella sua complessità, chiamiamo Terra, avete avvelenato e depredato i mari, eroso le foreste e decimato la biodiversità portandoci sull’orlo della sesta estinzione di massa, come se intorno a voi e dopo di voi non ci fosse nessun altro legittimato a poter beneficiare delle risorse di questo pianeta.

Arrivati a questo punto, però, se c’è una cosa che abbiamo imparato è che il cambiamento è una costante della storia del mondo. Ogni epoca studiata tra i banchi di scuola ci ha raccontato, infatti, storie di evoluzione e rivoluzione che hanno determinato cambiamenti continui nella vita dell’essere umano; e se nulla resta mai immutato, allora il paradigma che ci ha portati a toccare questo fondo può essere modificato! E se evitare di rifare gli stessi passi che hanno condotto all’errore è espressione di un pensiero intelligente, di un pensiero cioè capace di «scegliere tra», dobbiamo percorrere un’altra strada rispetto a quella che ci ha portati fino a qui. Quantomeno, se vogliamo continuare a considerarci «Sapiens».

Da dove ripartire?

Care madri e cari padri, intanto basta con l’educazione alla competizione! Vogliamo essere educati alla solidarietà, perché la storia della nostra evoluzione ci insegna che non è sempre il più forte a vincere: molto più spesso è il più flessibile, il più resiliente, ed è difficile pensare a qualcosa di più resiliente che creare legami e costruire reti di donne e di uomini capaci di esserci gli uni per gli altri, senza timore di dare per paura di perdere e pronti, invece, a ricucire i fili spezzati di una comunità iniqua, che viola costantemente i diritti umani fondamentali che voi stessi ci avete insegnato.

Ci avete detto di studiare, di imparare dal passato per poter costruire un futuro migliore, e noi lo abbiamo fatto: adesso però abbiamo bisogno che ci ascoltiate, perché ciascuna delle vostre scelte determina costantemente il nostro futuro, prescindendo dal fatto che non sarete voi a viverlo e che toccherà a noi riparare quello che state danneggiando.

Nel corso di questa pandemia è riemersa, in tutta la sua urgenza, la nostra fame di relazioni umane, di ascolto, di comprensione e soprattutto la voglia di scoprire quale sia la nostra strada e di dare spazio alle nostre passioni.

Ascoltateci, perché scoprireste nuovi punti di osservazione e le vostre azioni sarebbero arricchite da quella diversità culturale e generazionale indispensabile per poter costruire una società migliore, di sana e robusta costituzione. Guardateci.

Siamo il futuro che si materializza fra le vostre mani e si fa presente. Siamo carne e ossa e voce che vi chiedono tanto amore quanta lungimiranza nelle scelte che prendete perché, come canta benissimo Niccolò Fabi, «il futuro che cambia è una somma di piccole cose», sì, ma una somma lenta. E per vedere realizzato questo cambiamento, è necessario che siate consapevoli già da oggi dell’impatto che ogni singola, piccola cosa avrà sul domani.

Siamo la generazione del «futuro che non c’è», ma non siamo disposti ad arrenderci: vogliamo combattere con le armi dell’ascolto e della cura reciproca la battaglia della riconversione del pensiero, del lessico e delle relazioni, oltre che dell’economia.

Vogliamo costruire un mondo che stringa saldamente un patto intergenerazionale in cui il diritto di ciascuno di vivere comodamente il presente non entri in collisione con il diritto di chiunque altro di vivere dignitosamente nel futuro.

Noi siamo pronti. E voi?

L’AUTRICE DELLA LETTERA

Marianna Panzarino, classe 1995, studia giurisprudenza alla Sapienza Università degli Studi di Roma, mossa dalla passione per la lotta alle ingiustizie sociali e in particolare alla mafia. A febbraio 2019 ha lanciato il primo Friday for Future a Bari, sua città d’origine, promuovendo il dialogo con le scuole e gli studenti (anche i più piccoli) convinta dell’importanza fondamentale che anche l’istruzione ha nella lotta all’emergenza climatica. Dal 2020 fa parte dell’ufficio di presidenza dell’associazione Green Italia.

 

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