Un nuovo movimento per il diritto all’aborto

L’attacco della Corte suprema statunitense è un duro colpo alle donne (e non solo) e alla loro autonomia. Ma i Democratici non ci salveranno: bisogna lottare dal basso per la giustizia riproduttiva

Secondo una prima bozza di parere trapelata lunedì scorso, la maggioranza conservatrice della Corte suprema ha deciso in una votazione preliminare di annullare il diritto costituzionale all’aborto stabilito da Roe v. Wade nel 1973. È un duro colpo per il movimento per il diritto all’aborto, ma non è la fine della lotta. Andando avanti, dovremo ripensare le nostre strategie e prepararci alle dure battaglie che ci attendono.

La bozza di parere, scritta dal giudice Samuel Alito, prende una posizione dura contro il diritto costituzionale all’aborto, affermando che gli stati possono perseguire penalmente l’aborto senza eccezioni per stupro e incesto. «Riteniamo che Roe e Casey debbano essere annullati – scrive Alito – È ora di dare ascolto alla Costituzione e restituire la questione dell’aborto ai rappresentanti eletti del popolo».

Senza la tutela della legge di Roe è probabile che ventisei stati vietino l’aborto, come riferisce il Guttmacher Institute. Gli stati a guida repubblicana hanno imposto restrizioni all’accesso all’aborto per anni, ma sono stati particolarmente incoraggiati da quando la Corte suprema ha affrontato il caso Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization decidendo sulla costituzionalità di una legge statale del Mississippi del 2018 che vietava l’aborto dopo quindici settimane di gravidanza. Gli stati hanno emanato più di cento restrizioni all’aborto nel solo 2021, più altre trentatré promulgate nel 2022 dopo il 15 aprile.

Le leggi contro l’aborto che sono state approvate solo negli ultimi anni fanno comprendere le intenzioni dei legislatori conservatori. In Texas, la SB 8 consente a qualsiasi privato in qualsiasi parte del paese di citare in giudizio chiunque esegua un aborto oppure «aiuti o supporti» chi cerca un aborto nello stato dopo che sia stata rilevata l’attività cardiaca di un embrione, spesso intorno alla sei settimane di gravidanza. Gli aborti in Texas sono diminuiti di quasi il 60% nel primo mese di entrata in vigore della legge sull’aborto più restrittiva del paese. Da allora, almeno sette stati hanno presentato progetti di legge che imitano la legge anti-aborto del Texas. Il Tennessee recentemente si è guadagnato i titoli dei giornali proponendo un disegno di legge che vieterebbe tutti gli aborti, senza eccezioni per stupro o incesto, e consentirebbe ai parenti di uno stupratore di citare in giudizio chi pratica gli aborti. Ad aprile, il governatore repubblicano dell’Oklahoma Kevin Stitt ha firmato un divieto di aborto quasi totale, che minaccia la prigione per chi li pratica. Tutto ciò è successo con la legge Roe in vigore. Al momento in cui fosse ribaltata, tutto sarebbe scontato.

La situazione si fa molto dura per le persone che hanno bisogno di abortire, specialmente per coloro le cui condizioni di vita sono già difficili. L’accesso all’aborto è già limitato per i poveri, le persone non bianche e le residenti delle zone rurali. La fine di Roe significherà più dolore, sofferenza e violenza per le donne più emarginate. Coloro che cercano e forniscono cure per l’aborto negli stati a guida conservatrice sono già presi di mira e criminalizzati; senza le protezioni di Roe, i più vulnerabili saranno aperti a una criminalizzazione ancora maggiore. Inoltre, è più probabile che povere e non bianche soffrano di complicazioni causate dall’essere costrette a portare a termine gravidanze indesiderate, esacerbate dalla disparità di accesso all’assistenza sanitaria e dalle disuguaglianze razziali nel sistema medico; nel 2020, il tasso di mortalità materna per le donne nere era quasi tre volte superiore a quello delle donne bianche.

I repubblicani non si fermeranno alla legge Roe. Il loro vero obiettivo è emanare un divieto di aborto dopo le sei settimane a livello nazionale e progetti di legge sulla personalità fetale per dare ai feti uguali diritti delle persone incinte, o anche diritti privilegiati. E non si fermerà all’aborto, nonostante le assicurazioni contenute nella bozza di Alito sul fatto che «nulla in questo parere dovrebbe essere inteso per mettere in dubbio precedenti che non riguardano l’aborto».

Dalla scelta all’accesso

In questo momento i Democratici controllano entrambe le Camere del Congresso e la Casa Bianca. Dovrebbero rispondere alla decisione della Corte tentando di approvare una legislazione federale che codifichi il diritto all’aborto. Serve la fine dell’ostruzionismo, il che non è facile, ma se i Democratici vogliono essere conosciuti come il partito del diritto all’aborto, hanno il dovere di tentare.

Potrebbe essere un compito arduo, tuttavia, poiché i Democratici non sono affidabili nei loro impegni effettivi per il diritto all’aborto. Ad esempio, sia i Democratici che i Repubblicani hanno sostenuto a lungo l’emendamento Hyde, che vieta la maggior parte dei finanziamenti federali per l’aborto attraverso programmi come Medicaid. Joe Biden ha aspettato fino al 2019 prima di prendere una posizione pubblica in opposizione all’emendamento Hyde.

Possiamo fare pressione sui politici Democratici affinché sostengano i diritti riproduttivi, ma non possiamo fare affidamento su di loro quando la posta in gioco è così importante. Piuttosto, dovremmo rivisitare e aggiornare le strategie del movimento per il diritto dell’aborto.

Roe v. Wade ha dichiarato che il diritto alla privacy delle donne ha conferito loro un diritto costituzionale all’aborto durante i primi due trimestri di gravidanza. La maggior parte dei giudici della Corte suprema sono considerati originalisti con rapporti con i conservatori della Federalist society e nella bozza di parere di Alito si afferma che il diritto alla privacy non prevede il diritto costituzionale all’aborto. È possibile che altri diritti consolidati basati sulla privacy possano essere i prossimi a finire nel mirino, incluso forse il diritto di impegnarsi in attività sessuali consensuali e l’accesso al controllo delle nascite e alla contraccezione.

Per quanto orribile sia tale prospettiva, fornisce una tabella di marcia su come ampliare e costruire il potere del movimento per i diritti dell’aborto. L’ondata di attacchi ai diritti Lgbtq, in particolare quelli dei e delle giovani trans, è sostenuta dagli stessi politici conservatori e lobbisti fondamentalisti dietro i più restrittivi divieti all’aborto. Per combattere un movimento così organizzato di conservatori economici e sociali, i sostenitori dell’aborto devono riconoscere l’interconnessione delle lotte attuali ed espandere il nostro movimento per includere attivisti che combattono per l’assistenza sanitaria universale, i diritti Lgbtq e la fine dell’incarcerazione di massa e della brutalità della polizia.

Dovremmo anche rivedere la posizione secondo cui l’aborto è una scelta privata, punto di vista a lungo sostenuto dal movimento mainstream per i diritti riproduttivi. Il diritto alla privacy non è solo un fondamento costituzionale traballante per l’aborto, ma anche un terreno non sufficientemente solido su cui costruire un movimento politico. Organizzare un movimento di massa a sostegno dei diritti alla privacy e delle scelte individuali non ha funzionato. Cedere il terreno politico intorno all’aborto ha reso estremamente difficile abbattere la vergogna e lo stigma associati alle decisioni in materia di salute riproduttiva, rendendo ancora più facile per i conservatori religiosi contrari all’aborto ottenere potere politico e influenzare l’opinione pubblica.

Molte persone non hanno una vera possibilità di scelta quando si tratta di aborto; le restrizioni statali, la mancanza di medici nelle aree rurali e gli alti costi sanitari limitano l’accesso a milioni di persone e limitano anche la scelta come elemento cardine per un movimento di massa per la libertà riproduttiva. È ora di abbandonare la scelta e concentrarsi invece sull’accesso e sulla giustizia.

Il documento trapelato è una bozza di parere: il parere finale probabilmente non arriverà prima di giugno o all’inizio di luglio. Al momento, l’aborto è ancora legale. Ma non possiamo permetterci di attendere che Roe venga ufficialmente abbattuto. Dovremmo immediatamente scendere in piazza per chiedere libero ed equo accesso all’aborto. Dobbiamo sostenere il lavoro delle organizzazioni per la giustizia riproduttiva, di chi opera negli ambulatori indipendenti per l’aborto e dei fondi per l’aborto che da anni suonano l’allarme sulla mancanza di accesso all’assistenza sanitaria riproduttiva per i poveri e la working class.

Andando avanti, faremo più affidamento sull’aborto autogestito e sull’invio di pillole abortive per posta. Per quanto riguarda i servizi di aborto chirurgico, dovremo sostenere le organizzazioni che aiutano le persone che viaggiano in stati favorevoli all’aborto per ricevere cure. Trovare il fondo locale per l’aborto, donare quanto possiamo e condividere informazioni sui fondi locali con amici e follower.

Soprattutto, scendere in piazza, non solo una volta, ma ancora e ancora finché il messaggio non sarà chiaro e impossibile da ignorare. Non possiamo fare affidamento sui politici, sui tribunali o sulle organizzazioni no profit tradizionali per difendere il diritto all’aborto. Possiamo fare affidamento solo l’una sull’altra e non possiamo rinunciare alla lotta.

*Anne Rumberger è un’attivista di New York for Abortion Rights e dei Democratic Socialists of America. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.

 

 

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