Torna “New York” di Lou Reed, capolavoro rock che non tramonta mai

Il 25 settembre è uscita la ristampa di “New York”, l’album della rinascita di Lou Reed – la mente più appuntita dei Velvet Underground – appunto nel 1989. Non era stato un bel periodo per Lou; i dischi non imbroccavano e soprattutto, due anni prima, se n’era andato l’amico, méntore, ispiratore Andy Warhol. Lou aveva 47 anni, e con l’appiglio dell’atmosfera dell’amata città costruì uno dei suoi album più intensi ed amari, appunto il bellissimo “New York” che ne rilanciava la creatività con il racconto degli umori e delle brutture del suo paese durante la presidenza Reagan, che si era conclusa nel gennaio di quell’anno. La piaga dell’Aids, la metropoli in pieno marasma per le bande che vi regnavano. Altro che dancefloor.

“New York” è dunque tornato il 25 settembre nella ristampa della Rhino, in una edizione sontuosa e anzi deluxe, come si dice: l’album originale in versione rimasterizzata, e un doppio vinile; nel cofanetto ci sono anche un cd live che contiene i momenti più significativi del tour di quel disco, e un DVD con l’intera performance a Montreal, nell’anno dell’uscita. I fedelissimi che lo videro in Italia ricorderanno che dal vivo Lou seguì la scaletta esatta dell’album, e fu un concerto meraviglioso. Il box, confezionato come un libro, con i testi del giornalista musicale David Fricke e saggi dell’archivista Don Fleming, è prodotto dalla vedova Laurie Anderson, dal compianto collaboratore storico di Lou, Hal Willner, dallo stesso Fleming e altri.

“New York”, copertina in rigoroso bianco e nero, rilanciò la figura e la creatività di Lou Reed, che l’anno dopo con John Cale avrebbe dato vita a “Songs for Drella”, dedicato a Andy Warhol. In “New York” suona, dei Velvet Underground, la batterista Moe Tucker, ridiventata sorprendentemente famosa nel 2012 per aver abbracciato il movimento populista di destra Tea Party di Sarah Palin: chissà che cosa ne avrà detto Lou, che se ne andò il 27 ottobre dell’anno dopo.

Si suggerisce a chi non lo conosca, e a chi lo abbia dimenticato, di ascoltare la forza dirompente dell’opera. La forza del rock, delle sonorità loureediane. La forza della sua poesia e delle storie che contiene. Sul sito loureed.it ci sono tutti i testi, e le traduzioni, che rendono l’idea della rabbia che permeava l’animo dell’artista, tradotta in storie e invettive. “Last Great American Whale”, per esempio, sui problemi ambientali, sembra scritta nell’epoca Trump: «Beh, agli americani non importa niente di niente/ men che mai dell’acqua e della terra/ e la vita animale sta nella parte più bassa del loro totem/ con la vita umana che vale meno di schiuma infetta».

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