Tescaroli “Le mafie punteranno ai soldi che il Pnrr porterà in Toscana”

L’intervista al procuratore aggiunto di Firenze
di Luca Serranò
« La criminalità organizzata è pronta drenare le risorse che il Piano nazionale di ripresa e resilienza porterà con sé » .
Dopo l’allarme lanciato la settimana scorsa dal Pg Marcello Viola, che ha parlato di « presenza stabile e organizzata delle mafie in Toscana » , un altro “ richiamo” arriva dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli, pm in servizio a Firenze che in passato ha indagato sulla strage di Capaci e poi su Mafia Capitale. Dal suo arrivo a Firenze, Tescaroli ha chiesto e ottenuto diverse misure di prevenzione ( previste in caso di riconosciuta pericolosità sociale e sproporzione tra redditi e patrimonio), compresa quella che due settimane fa ha portato a un sequestro di 5 milioni di euro a carico di Francesco Lerose, imprenditore considerato contiguo alla ‘ ndrangheta coinvolto nello smaltimento illecito delle ceneri di risulta dei rifiuti conciari ( Keu) del distretto di Santa Croce sull’Arno. Un dato, quello delle misure di prevenzione, che inquadra le dimensioni del fenomeno: in Toscana dal giugno 2019 sono stati confiscati beni per oltre 31 milioni di euro, mentre i sequestri ammontano a 11 milioni.
I numeri sembrano pesanti.
Come vanno letti?
« Da un lato dimostrano l’interesse economico di professionisti e di imprenditori toscani nel legarsi a sodalizi mafiosi, dall’altro il crescente impegno dello Stato. La Procura di Firenze, tramite l’ufficio misure di prevenzione e contrasto ai patrimoni illeciti, ha aumentato in modo significativo i procedimenti » .
L’allarme del Pg Viola ha fatto rumore. Dal suo punto di osservazione, quanto è grave la situazione?
«Firenze non è Palermo, Caltanissetta o Reggio Calabria, ma il procuratore generale ha fotografato la situazione sulla base di dati oggettivi.
L’infiltrazione mafiosa esiste, è un pericolo per la collettività, la libera concorrenza e settori della pubblica amministrazione, inquina il mercato e il sistema economico, mina la fiducia nei confronti dello Stato. Occorre esserne consapevoli, dalle istituzioni ai cittadini. Che se ne parli pubblicamente, perché questi gruppi, i loro garanti e chi trae vantaggio dalla contiguità mafiosa, prediligono il silenzio»
Tra i temi ricorrenti i rapporti tra il crimine organizzato, il mondo dell’impresa, e i “colletti bianchi”.
«Sono emersi numerosi contatti tra imprenditori e professionisti ed esponenti dell’ndrangheta, della camorra e di Cosa nostra.
Contatti che si sono tradotti in episodi di corruzione, coinvolgendo uomini della pubblica amministrazione, e in reati tributari, in alcuni casi commessi per agevolare direttamente i consorzi mafiosi.
Non solo, sono stati anche individuati soggetti organici alle associazioni, destinatari di sequestri di prevenzione per valori significativi».
Si può parlare di “mondo di mezzo” anche in Toscana?
«Solo gli esiti delle investigazioni e dei processi potranno dare una risposta».
Gli investimenti mafiosi affiorano solo a distanza di tempo. Sarà lo stesso anche con la pandemia?
«In un Paese come il nostro nel quale la pandemia fa crescere la paura e la ripresa economica è timida, l’azione invisibile della criminalità, soprattutto mafiosa, trova linfa vitale. Ed è pronta a drenare le risorse che il Piano nazionale di ripresa e resilienza porterà con sé. Per questo è fondamentale alzare l’attenzione investigativa, in modo da intercettare il prima possibile gli investimenti illeciti e affermare la presenza dello Stato».
In questo periodo storico, quali sono le organizzazioni più aggressive in Toscana?
«‘Ndrangheta e camorra, ma anche la criminalità cinese. Gli affari sono molto variegati, e i settori più ambiti il traffico di rifiuti, i contratti pubblici, il commercio, le costruzioni e i servizi, il manifatturiero del tessile e della lavorazione delle pelli. Il traffico di droga, poi, che ha uno snodo importante nel porto di Livorno. Basti pensare al sequestro del 27 febbraio 2020 di circa tre tonnellate di cocaina, proveniente dalla Colombia».
Tornando alle misure di prevenzione, sembrano incidere in tempi più stretti.
«È così, vengono definite in modo più veloce rispetto al processo penale, con i vantaggi che ne conseguono. Il nuovo codice antimafia, inoltre, ha previsto la priorità assoluta nella trattazione dei procedimenti di prevenzione patrimoniale».
Tra i beni confiscati anche ville e tenute nel cuore della Toscana. Potesse scegliere, come le piacerebbe vederle utilizzate?
«Voglio intanto ricordare l’importanza della legge del 7 marzo 1996, varata grazie all’iniziativa di Libera, che ha previsto la destinazione sociale dei beni confiscati.
Personalmente mi piacerebbe che quei beni venissero destinati alle esigenze delle persone fragili. Anziani, donne che hanno subito violenze, emarginati e ultimi nella società».
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