Sul filo del 900 una mostra senza dipinti.

SCENARI _CULTURA
La creatività della pittura rivive nel linguaggio tessile di arazzi e tappeti, a Milano dal 12 settembre.
Nell’Italia del Novecento c’è un implacabile destino per arazzi e tappeti nati dall’eccellenza di manifatture: essere una produzione carsica, spesso ignorata o poco valutata»: così Viriginia Giuliano chiarisce il focus della rassegna Intrecci del Novecento. Arazzi e tappeti di artisti e manifatture italiane, aperta alla Triennale di Milano dal 12 settembre all’8 ottobre 2017. La studiosa è co-curatrice dell’esposizione con Moshe Tabibnia, gallerista nel quartiere milanese Brera nonché punto di riferimento internazionale per lo studio e il collezionismo dell’arte tessile antica e moderna. Sono 110 le opere in mostra (catalogo Tabibnia) nate dalla sapienza artigianale delle manifatture come Scassa, Pennese, Esino Lario, Palmisano. Arazzi e tappeti generati dal pensare con le mani, per ricreare in linguaggio tessile dipinti o disegni di artisti italiani del Novecento. «Dove finisce l’artigianato e dove comincia l’arte? È una domanda quasi ossessiva fra gli studiosi di arti applicate» sottolinea Giuliano. «L’arte tessile è sempre stata vista come figlia di un dio minore rispetto alla pittura, al disegno». La mostra si snoda come un vistoso risarcimento, in un percorso cronologico che evidenzia gli sviluppi delle diverse manifatture. I futuristi aprono il 900 rompendo le gabbie divisorie fra «tekne» e arte: Balla, Depero, Prampolini cavalcano i tempi nuovi in cui la moda diventa arte. Nascono gli abiti futuristi come l’ Abito antineutrale di Balla, tra igiene e assist interventista. Nella Casa d’arte di Rovereto creata da Depero si producono dal 1919 «quadri di stoffa» elaborati sui modelli plastici con un’inventiva cromatica ultramoderna, per sostituire «ogni tipo di arazzo-gobelin, tappeto persiano turco, arabo, indiano». Ma è nel boom dell’Italia postbellica, quando s’aprono i grandi cantieri pubblici, con l’allestimento dei transatlantici della Società italiana navigazione, che l’arazzeria italiana conosce il suo apice: Ugo Scassa con le sue manifatture astigiane coinvolge Giuseppe Capogrossi, Giulio Turcato, Corrado Cagli; la manifattura genovese Mita realizza un arazzo su disegno di Mario Sironi per il soggiorno di prima classe della nave Conte Biancamano. Effetti fiabeschi e rimandi a Rousseau, realizzati dalla stessa factory, improntano Il flauto magico e La gazza ladra di Lele Luzzati (in mostra). «Per ricostruire lo straordinario scenario di questa creatività italiana sono stati determinanti gli incontri con Elio Palmisano, uno degli artefici del rinnovamento dell’arte tessile italiana» spiega Giuliano. «Negli anni Sessanta Palmisano realizza gli arazzi incompiuti di Balla quando nessuno, come raccontavano le figlie del pittore, era disposto a produrre tappeti «così stravaganti». Dagli anni Settanta gravitano nell’atelier di Palmisano gli artisti più affermati: da Mario Radice a Mauro Reggiani, da Luigi Veronesi a Eugenio Carmi, Ugo Nespolo, Ettore Sottsass. Nasce una notevole collezione di arazzi e tappeti, molti dei quali presenti in mostra. «Ma ci sono signore del telaio ancora in ombra come Marina Zatta, Niki Berlinguer che ricreava a piccolo punto opere di Turcato o di Emilio Vedova». Tessuti, fibre, arazziricami hanno un ruolo cruciale nell’Arte povera, dagli stracci di Pistoletto alle mappe di Alighiero Boetti. E c’è poi lo straordinario recupero della tradizione sarda nelle opere di Maria Lai. Il percorso si chiude con alcune artiste della Fiber art italiana, da Paola Besana a Lalla Ranza e Marialuisa Sponga. Dopo tanto far la spola, l’intreccio fra arte e artigianato non è ancora sciolto. E la trama, sempre più, s’infittisce.NUOVI LUSSI
QUEGLI ARTIGIANI TRA L’ARTE E IL CINEMA Mettere l’eccellenza dell’artigianato nel tempio dell’arte contemporanea: questa la scelta del Padiglione Venezia, curato da Stefano Zecchi ( foto sotto ), alla Biennale arte in Laguna. E il risultato è stato un trionfo: 101.465 i visitatori che, dallo scorso maggio, in poco più di tre mesi di apertura al pubblico della mostra Luxus, ospitata nel padiglione, hanno visitato le sale dove s’intrecciano forme, simboli, oggetti del passato ripresi dalla ricerca di aziende veneziane che sono l’eccellenza nella produzione artigianale di oggetti d’arte in vetro, mosaico, tessuto, porcellana, calzature. Ma Luxus e il Padiglione Venezia non si fermano qui. Per la prima volta fanno incontrare l’arte esposta alla Biennale e il cinema presentato alla Mostra del Lido. Luxus, Art & Cinema è il nome della performanceevento che, in occasione della 74esima mostra d’Arte cinematografica, porta a compimento questa relazione culturale, resa possibile dagli interventi artistici di Atelier Pietro Longhi, René Caovilla e Roberto Coin e che vedrà protagonisti l’attrice Miriam Candurro, l’instant artist Maurizio Galimberti e il videomaker Cesare Cicardini. Momento culmine dell’iniziativa: una serata culturale e mondana, il 7 settembre, al Ca’ Sagredo Hotel, sarà proiettato il video Nel cuor de Venexia del regista Cesare Cicardini e dove saranno celebrati il cinema, le arti visive e il grande artigianato d’arte veneziano.
Panorama.
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