Subito trasparenza sul candidato De Luca.

È da escludere, perché equivarrebbe a un clamoroso sovvertimento delle regole democratiche, che Renzi possa conoscere in anticipo le intenzioni dell’Alta Corte a proposito della Severino. E che l’incostituzionalità della legge si possa dare per acquisita. Così come non è affatto prevedibile che la decisione tanto attesa possa arrivare prima del voto regionale o della proclamazione degli eletti. No, no, e poi no. Nulla di tutto questo è lontanamente e ragionevolmente ipotizzabile.
Resta allora da spiegare cosa intenda Renzi quando a domanda sulla candidatura di Vincenzo De Luca e sugli impedimenti della legge Severino risponde rilassato che il caso è «risolvibile». Risolvibile come? L’altra strada, che annullerebbe il ricorso alla Consulta, quella di una riscrittura parlamentare della legge, è stata infatti esclusa dallo stesso Renzi, almeno a ridosso delle elezioni, onde evitare un provvedimento «ad personam». E allora davvero non si capisce da dove spunti tanto immotivato ottimismo. Viceversa, e tanto più che all’annuncio della soluzione possibile non ha fatto finora seguito il dettaglio, l’interrogativo sul come si possa venire fuori da questo garbuglio non solo è legittimo, ma diventa ogni giorno di più ineludibile. Le ragioni? Perché, piaccia o non, in ballo ci sono la certezza del diritto, l’autonomia dei poteri costituzionali, la coerenza legalitaria del Pd e, certo non in ultimo, la credibilità dello Stato.
De Luca, si sa, è candidato dal centrosinistra alla presidenza della giunta regionale campana. Una condanna in primo grado per abuso di ufficio lo rende però incompatibile con la carica a cui aspira. Nel caso di vittoria sarà sospeso per un periodo massimo di 18 mesi in attesa della sentenza di appello. Nel frattempo, il Tar potrebbe sospendere la sospensione. Ma attenzione: potrebbe. Il che vuol dire che non è certo. Sul punto, però, anche Renzi sembra prendere per buona l’idea che i Tar lavorino tutti «in automatico», come se fossero articolazioni locali di un unico tribunale robotizzato. Lo si intuisce quando accenna ai precedenti del sindaco di Napoli, De Magistris e dello stesso De Luca, quando era sindaco di Salerno. Ma in ogni caso occorrerebbe comunque del tempo per decidere: giorni, come a Salerno; settimane, come a Napoli. Nel caso inedito della Regione, allora, cosa succederà nel periodo di vuoto? Chi governerà la Campania? Nessuno risponde. Renzi sorvola, pur avendo avuto un ruolo determinante come segretario del partito che ha scelto De Luca e pur avendolo tuttora, questo ruolo, come presidente del Consiglio titolato a sospendere un governatore interdetto. Da parte sua, De Luca si limita invece a valutare i fatti e i precedenti dal suo unico e interessato punto di vista. Comunque, mai con argomenti inconfutabili. Ed entrambi lasciano intendere che la legittimazione popolare del voto vincerebbe sull’efficacia della legge, avvalorando un principio contestato quando ad agitarlo era Berlusconi. Allo stato attuale, è perfino da verificare se davvero, una volta eletto, e prima di essere sospeso, De Luca possa nominare un vice a cui lasciare la direzione della Campania. Si fa notare, infatti, che la procedura statutaria per la nomina della giunta è lunga e complessa, e fa slittare ogni adempimento alla non breve discussione sulle linee programmatiche del presidente. Si parla di un mese e più dal giorno del voto. Il punto è: per quanto tempo Renzi potrà rinviare senza danni alla propria immagine, la firma del decreto di sospensione? Troppe incognite, come si vede. Quasi una scommessa. E resta tutta da dibattere la questione se sia responsabile trattare una regione alla stessa stregua di un cavallo su cui puntare o di una partita di campionato.
@mdemarco55