Scontro nel governo per la vendita, decreto Mps fermo da un mese

GIANLUCA PAOLUCCI

Il testo bollinato inviato il 10 agosto a Palazzo Chigi. Lo stallo blocca anche la cessione delle sofferenze ad Amco
Scontro nel governo per la vendita, decreto Mps fermo da un mese

Il testo del decreto del presidente del consiglio (Dpcm) per la privatizzazione di Mps è stato trasmesso un mese fa dal Mef a Palazzo Chigi, con la richiesta di essere inserito all’ordine del giorno della «prima seduta utile» del consiglio dei ministri. E da allora è fermo, con il Mef che spinge per l’approvazione, i grillini che si oppongono e il premier Giuseppe Conte che finora ha preso tempo.

Ma tempo non ce n’è: il decreto, di tre articoli, prevede al primo articolo l’autorizzazione al Tesoro per compiere l’operazione di scorporo delle sofferenze e il suo acquisto da parte di Amco, a sua volta controllata al 100% dal ministero dell’Economia. Ovvero, il passaggio indicato nella relazione illustrativa come «una condizione essenziale per restituire alla banca una prospettiva di stabile recupero di redditività e di valore» e pertanto elemento «essenziale per la successiva dismissione della partecipazione» da parte del ministero. Oltre al rispetto degli impegni assunti con l’Unione europea al momento dell’ingresso dello Stato nel capitale.

Il testo del decreto ha iniziato a girare in bozza nel giugno scorso, subito dopo l’annuncio da parte di Montepaschi dell’operazione con Amco. Il testo definitivo è pronto da inizio agosto e l’8 agosto scorso è stato bollinato dalla Ragioneria generale e inviato all’ufficio legislativo del ministero dell’Economia. Da qui il 10 agosto è stato mandato a Palazzo Chigi, con la richiesta di inserimento all’ordine del giorno.

Scontro nel governo per la vendita, decreto Mps fermo da un mese

Per quanto riguarda le modalità della privatizzazione, il decreto conferma le indiscrezioni circolate fin da fine giugno. Ovvero, un ampio spettro di possibilità che vanno dalla quotazione in Borsa in una o più tranche delle azioni vendute dal Tesoro fino alla fusione con un’altra banca. A frenare il tutto però è arrivata l’opposizione dei Cinquestelle, che punterebbero come più volte dichiarato a mantenere l’istituto in mano pubblica.

Gli accordi con la Ue prevedono la cessione entro l’approvazione del bilancio 2021, nella primavera del 2022.

Ieri la presidente della commissione d’inchiesta sulle banche, Carla Ruocco, ha detto che «continueremo a monitorare, con grande attenzione, il dossier Banca Mps auspicando che, anche in Italia, si possa realizzare un’operazione di rafforzamento del sistema bancario nazionale seguendo proprio l’esempio – sotto la regia del Governo Sanchez – della recente operazione di fusione tra le banche iberiche Bankia e CaixaBank». La prima, controllata dallo Stato spagnolo dopo il salvataggio pubblico, è stata definita «la Mps di Spagna». E dopo la fusione Madrid continuerà ad avere il 17% in quella che diventerà la prima banca di Spagna.

La stessa Ruocco che sabato scorso, in una intervista al Sole 24 Ore, aveva chiesto al governo di «riaprire il dossier con l’Europa», arrivando ad ipotizzare la cessione di una parte degli sportelli all’altra banca pubblica, la Popolare di Bari. —

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