Scattano i vitalizi, duello sul “privilegio”.

Da oggi maturano il diritto all’assegno, che riceveranno a 65 anni, i 608 parlamentari alla prima legislatura M5S: noi rinunciamo, Grasso e Boldrini ci permettano di non riscuotere. Pd e centrodestra: impegno a parole.
LUCREZIA CLEMENTE LA RENDITA
ROMA.
Da oggi, dopo 4 anni sei mesi e un giorno di legislatura, è scattato per i 608 parlamentari che hanno fatto il loro primo ingresso in aula nel 2013, il diritto a riscuotere un assegno pensionistico di circa 950 euro mensili al compimento dei 65 anni, come previsto dalla riforma del 2012 dei regolamenti interni di Camera e Senato. Quello che in campagna elettorale era stato definito dal Movimento 5 Stelle come un “privilegio della casta” spetterà questa volta agli stessi deputati e senatori grillini.
«È un’ingiustizia a cui non vogliamo contribuire » ha dichiarato ieri in conferenza stampa alla Camera il candidato premier in pectore dei 5S Luigi Di Maio. Insieme ad Alessandro Di Battista, è tra i firmatari della lettera indirizzata alla presidente della Camera Laura Boldrini e al presidente del Senato Pietro Grasso per chiedere formalmente la rinuncia al “privilegio” a nome di tutti i parlamentari cinque stelle. «Vogliamo andare in pensione come gli altri cittadini italiani » ha annunciato Di Battista, ovvero applicando i criteri previdenziali della legge Fornero, che porterebbero l’età pensionabile a 67 anni, abolendo il calcolo dell’importo mensile su base contributiva. «Una questione che valuteremo» ha dichiarato Grasso, rispondendo all’appello dei cinque stelle.
Il tema della riforma del sistema previdenziale per i parlamentari era stato già oggetto di discussione in aula lo scorso luglio, quando il disegno di legge in materia di abolizione dei vitalizi, che ha come primo firmatario il deputato del Pd Matteo Richetti, aveva incassato la maggioranza alla Camera dei Deputati, con il voto favorevole degli stessi cinque stelle. La riforma, che punta ad aumentare l’età pensionabile, adeguando il trattamento pensionistico dei parlamentari a quello dei lavoratori dipendenti delle amministrazioni statali, e ha effetto retroattivo sui vitalizi maturati nelle scorse legislature, aspetta ora di essere discussa al Senato.
«I Cinque Stelle non hanno rinunciato alla pensione» ha attaccato il senatore Pd Mario Morgoni, «si sono limitati a scrivere una letterina ». Polemiche che arrivano anche dal fronte di Forza Italia. Il senatore Renato Schifani ha accusato il Movimento di demagogia. «Con i metodi di Grillo l’unica cosa che si può ottenere è qualche like sui social» ha dichiarato.
Un tema caldo quello della revisione del trattamento di fine mandato parlamentare su cui né il Pd né il M5S sembrano disposti a cedere la paternità in vista della campagna elettorale per il voto alle politiche, sempre più vicino.
Fonte: La Repubblica, www.repubblica.it/