Posizioni anti­-Ue Così Fratelli d’Italia rompe il patto del centrodestra.

Taccuino
La campagna elettorale è così affollata di eventi spettacolari, che i leader in corsa quasi non sanno più cosa inventarsi per cercare di emergere dal chiasso e dalla confusione con cui stanno accompagnando gli elettori alle urne, incuranti del fatto che proprio l’esagerato ricorso allo «spin» rischia di produrre l’effetto opposto, spingendo i cittadini verso l’astensione. Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia ieri è andata addirittura a incontrare il premier ungherese Viktor Orban, esponente di punta del gruppo di Visegrad, di cui fanno parte anche Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, e portatore di una linea durissima contro l’immigrazione, che ha cercato di consolidare con un referendum, fallito per insufficiente affluenza ai seggi, ma in cui i cittadini ungheresi si erano espressi al 98 per cento a favore di un inasprimento delle misure contro i clandestini e le politiche dell’Ue di redistribuzione dei profughi tra i Paesi partner. Se Meloni cercava un’illuminazione su un terreno sul quale finora s’è mosso più efficacemente il suo alleato Salvini, specie dopo i fatti di Macerata, trovando l’appoggio della destra filofascista, e spingendo Berlusconi all’inverosimile promessa dell’espulsione di 600 mila clandestini in caso di vittoria, sicuramente c’è riuscita. Ma nella fretta di condividere i metodi di Orban, che ha rivinto le elezioni nel 2014 impegnandosi a costruire una barriera di filo spinato attorno ai confini dell’Ungheria, forse non ha riflettuto sul fatto che all’Italia conviene battersi in Europa affinché le promesse dell’Unione sui migranti, fin qui disattese, siano rispettate. Mentre invece se dovessero prevalere le politiche del gruppo di Visegrad, l’Italia, i suoi immigrati, dovrebbe tenerseli tutti, con evidente pericolo di saturazione. Ma l’iniziativa di Meloni, oltre a non tener conto di questo, ha rotto il tacito accordo nel centrodestra a non assumere posizioni di oltranzismo anti-Unione europea. Dopo che Berlusconi aveva platealmente fatto pace con Juncker e con la Merkel, rinunciando alla bislacca proposta della seconda moneta, da affiancare all’euro per le transazioni interne, e dopo che anche Salvini aveva messo da parte le posizioni anti-euro e anti-Nato, il viaggio della Meloni a Budapest e il selfie con Orban inaugurano una svolta che, se non sarà corretta, non potrà che creare allarme a Bruxelles e a Strasburgo. Un centrodestra a trazione sovranista e xenofoba concretizzerebbe in Italia l’incubo che s’è appena dissolto in Francia con la sconfitta della Le Pen e in Germania con la vittoria, seppure stentata, della Merkel e la rinascita della Grande coalizione.
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