Nella Pinacoteca del Papa esposti i disegni di Borromini della Biblioteca Apostolica Vaticana.

Laura Gigliotti

FRANCESCO BORROMINI Progetto per l’ingrandimento e la sistemazione di palazzo Pamphili in Piazza Navona. Pianta e alzato della facciata verso la piazza, (prima versione), ca. 1645 Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana,

I sedici disegni di Francesco Borromini della Biblioteca Apostolica Vaticana esposti fino al 5 gennaio nella Pinacoteca del Papa, sono stati presentati l’ultima volta cinquant’anni fa in occasione del convegno per il trecentesimo anniversario della scomparsa del grande architetto schivo ed introverso, che prediligeva lavorare per le congregazioni e gli ordini religiosi. Nato a Bissone sul lago di Lugano in Ticino nel 1599, giunto intorno al 1619 a Roma, dove morì nel 1557, è considerato unanimemente uno dei creatori del linguaggio barocco. Roma non sarebbe quella che è senza le sue invenzioni che hanno influenzato direttamente gli architetti del sette-ottocento e ispirato quelli venuti dopo di lui in Europa e nel mondo.

E’ quasi superfluo ricordare i suoi capolavori che affascinano oggi come in passato. S. Carlo alle Quattro Fontane, l’incantevole San Carlino dei Trinitari Scalzi, l’incredibile terminazione a chiocciola del campanile della Chiesa di San Ivo alla Sapienza, Sant’Agnese a Piazza Navona, l’Oratorio dei Padri Filippini, in cui la geometria del concavo convesso detta una legge nuova, il Collegio de Propaganda Fide e poi la cupola e il campanile di Sant’Andrea delle Fratte, i progetti per il restauro della Basilica del Laterano e di San Paolo fuori le Mura. E l’impegno in numerosi palazzi nobiliari romani, Carpegna, Spada, Spagna, Falconieri, Giustiniani e in cantieri fuori Roma, come la chiesa di S. Paolo a Bologna, la Villa Falconieri a Frascati.

Ed ora a 350 anni dalla sua scomparsa, promotore l’architetto Paolo Portoghesi, i Musei Vaticani, l’Accademia di San Luca, l’Università La Sapienza e l’Accademia di Belle Arti di Roma con la partecipazione dell’Istituto Svizzero e del MAXXI e con il patrocinio del Mibact, hanno organizzato una serie di iniziative a breve e lungo termine per ricordare degnamente Francesco Castelli, Borromini, durante questo scorcio d’anno e nel prossimo con un convegno internazionale, una mostra, l’esecuzione il 27 gennaio alle ore 17,30 a S. Ivo alla Sapienza della “Missa Ecce Sacerdos Magnus” a tre cori di Orazio Benevolo, uno dei maggiori esponenti del panorama musicale del XVI secolo. Scritta per lo spazio a tre cantorie di S. Ivo venne eseguita per la prima volta nel 1661 nella stessa chiesa. E poi visite, lezioni itineranti, letture, giornate di studio e un concorso fotografico.

Il convegno internazionale di tre giorni si è svolto a Palazzo Carpegna sede dell’Accademia di San Luca, alla Facoltà di Architettura de La Sapienza e ai Musei Vaticani. Vi hanno partecipato eminenti studiosi di fama internazionale, da Joseph Connors, a Werner Oechslin, a Paolo Portoghesi per un’analisi ad ampio raggio di tutti gli aspetti della creatività del genio Borromini, i suoi rapporti con l’antico, con i simboli religiosi, con la musica, le opere celeberrime e quelle meno note come gli incompiuti Monastero e chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori alle pendici del Gianicolo, progettati dall’architetto per le suore oblate agostiniane, fondate verso la metà del Seicento da Camilla Virginia Savelli Farnese duchessa di Latera.

La mostra, curata da Alessandra Rodolfo, è dedicata ai disegni borrominiani della Biblioteca Apostolica, che conserva importanti testimonianze grafiche e documentarie dell’artista. Inaugurata durante il convegno nella sala XVII della Pinacoteca Vaticana utilizzata per esposizioni, progetti, studi e ricerche (e per questo chiamata “Museums at Work”), costituisce l’evento iù significativo delle celebrazioni. “Forse la vera novità sta nel fatto che erano cinquant’anni che il pubblico non li vedeva. Erano riservati esclusivamente agli specialisti – fa notare la direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta &nash; Già il pensare a una mostra è come riattestare il valore che ha per il Vaticano la figura di Borromini”. E precisa che in questo caso viene messo in luce in particolare il rapporto dell’architetto con Papa Innocenzo X Pamphili (1644 – 1655).

I sedici disegni, che nel ’57 vennero distaccati dai volumi per la mostra, provengono dai manoscritti “Vaticano Latino 11257” e “11258” che contengono le carte raccolte dall’oratoriano Virgilio Spada (trovate in una bancarella a Campo de’Fiori), che era amico e convinto sostenitore di Borromini, a lui legato da stima e profonda amicizia, dal cosiddetto manoscritto “Chigiano P.VII.9”, messo insieme e fatto legare per la sua biblioteca quando era ancora vivo l’artista da Alessandro VII Chigi (1655 – 1667), conserva le chiose del papa, e dal manoscritto “Chigiano M.IV”.

Si tratta di una selezione di disegni riguardanti le quattro basiliche patriarcali che Papa Innocenzo X intendeva riqualificare in vista del Giubileo del 1650. Come la basilica costantiniana di S. Giovanni in Laterano e S. Paolo fuori le Mura, conservando però quanto più possibile l’antica struttura. Il grandioso progetto messo in campo per S. Giovanni rimase incompiuto sia per la mancata realizzazione della facciata che per il mantenimento dell’antico soffitto. Ancora meno fortunato fu il progetto per S. Paolo in cui l’architetto riproponeva le soluzioni prospettate per S. Giovanni. Ma restò come un’intenzione e presto venne dimenticato.

Un altro gruppo di disegni riguarda la sistemazione e il rinnovamento del palazzo di famiglia dei Pamphili a piazza Navona che Innocenzo X desiderava abbellire con una fontana. Nel 1646 venne bandito un concorso a cui partecipò lo stesso Borromini che immaginò di ricomporre l’antico obelisco egizio ridotto in pezzi che si trovava nel Circo Massimo in una fontana a vasca. Il progetto non venne realizzato nonostante il favore di cui godeva Borromini. Con l’avvento di papa Barberini sappiamo come finì. Sarà il rivale di sempre Bernini ad aggiudicarsi l’opera.

Fra gli impegni collegati al papato Pamphili ci sono anche il progetto del monumentale ingresso per San Martino al Cimino, un portale forse per le Carceri Nuove in via Giulia. Sotto il papato di Alessandro VII Chigi (1655 – 1667) furono compiuti dei lavori di restauro della Piramide di Caio Cestio per la quale Borromini elaborò un progetto. In mostra anche il piccolo meraviglioso disegno della Piramide sormontata dalla Croce. Ai fogli della Vaticana si aggiunge il disegno che rappresenta la pianta della Basilica di S. Paolo della collezione privata di Paolo Portoghesi già conservato dall’architetto Marcello Piacentini.

Musei Vaticani, Pinacoteca Vaticana, viale Vaticano, – Città del Vaticano. Orario: lunedì-sabato 9-18, ultima domenica del mese 9-14, fino al 5 gennaio 2017. Informazioni: 06-69884900 e www.vatican.va