Montesano: «Dalla Rete accuse cretine, tutto nasce da una cartolina trovata nel mio archivio».

 

Aldo Tani ,Daniele Magrini

 

SIENA Solo i cavalli, da stamani sul tufo per le prove ufficiali alla vigilia della tratta di domani, placheranno — forse — la tempesta virale che si è abbattuta sul Drappellone di Gian Marco Montesano per il Palio straordinario che si correrà sabato in piazza del Campo. Il «Cencio è copiato», hanno scritto tanti senesi sui social. Perché dopo l’applauso ricevuto nell’Entrone, la foto di un soldato che bacia una dama ha invaso la Rete ed è apparsa subito evidente la similitudine con l’opera di Montesano.

Nessuno, né l’artista — che non ha parlato — né la sua presentatrice, Beatrice Buscaroli, durante la cerimonia avevano fatto alcun cenno alla citazione di un’immagine oltretutto riferita ad un soldato nemico. E così, nell’assenza di una spiegazione, che sarebbe stata dovuta ad un popolo non composto da critici d’arte, il verdetto dei social è stato implacabile.

Solo a tempesta ormai deflagrata, nel persistente silenzio del Comune che poco ha giovato, ieri Montesano ha reagito alle accuse, con un’intervista a Siena Tv : «Non sono un copione. La mia arte è rielaborare, è sempre stata questa. Se questo è copiare — ha detto — sono il principe dei copioni”. E poi ha aggiunto, con veemenza: «Vorrei dire alle persone che hanno scatenato questa sorta di veleno sui social che non mi ha dato fastidio la critica all’opera, nè l’accusa di plagio che è cretina, ma la cattiveria di una persona nascosta dietro un computer».

Nel merito della sua scelta artistica, Montesano ha detto: «Da me tanti anni fa prese origine una corrente, il medialismo, vale a dire che io ho sempre lavorato su elementi tratti dai media. Non ci sono novità, anche Andy Warhol lo faceva». E quanto alla cartolina originale, l’artista dice di averla trovata nel suo archivio: «È una cartolina di propaganda austroungarica. Ho preso un’immagine di propaganda del nemico e l’ho spogliata dei suoi connotati. È una reinterpretazione totale».

L’ex sindaco Pierluigi Piccini sul suo blog, contesta: «È il metodo che è copiato e l’autore originario è un pittore tedesco di nome Gerhard Richter, che lavorava su fotografie, ma apportandoci delle modifiche che superavano la realtà fotografica. Lo stesso metodo, credo, sia stato utilizzato dal pittore del Palio, il soldato austriaco, diventa un fante italiano privo di armi. C’è comunque ambiguità — aggiunge Piccini — la foto non è di un soldato che ritorna dalla guerra, ma di un milite che sta per andarci e saluta la sua donna. Ambiguità che si registra nel fante italiano, ignaro degli anni passati in trincea fra i topi e il fango. La galanteria di un militare verso una fata dagli abiti turchini dovrebbe esprimere il modo migliore per ricordare la fine della guerra? Non scherziamo! Sarebbe stato meglio che il pittore avesse scelto un’altra foto» conclude aggiungendo una stoccata politica alla giunta per quel dito che indica la scritta «Libertas» su uno dei simboli di Siena e che per l’ex sindaco potrebbe non essere un omaggio alla città: «Libertà da cosa? Se fosse così, come io credo, allora tutta la composizione acquista un altro valore tutto politico e dietro quell’indice si nasconde il vero motivo del Palio straordinario».

Francesco Carone, autore del Palio dell’agosto 2011, non usa giri di parole: «La committenza del Palio deve essere affidata a esperti, perché è un mondo a sé. Non può essere in mano a chi nella vita si occupa di altro. È una storia che si ripete spesso negli ultimi anni e nonostante sia cambiato il “colore” della giunta, il processo è rimasto immutato — prosegue l’artista — Non mi sembra quindi che ci sia da stupirsi. Anche perché è noto come lavora Montesano». Affermazioni condivise anche da Rita Petti, che dipinse il drappellone del luglio 2005: «Guardando i suoi lavori, mi sembra che non si sia comportato diversamente». Per Francesco Mori, che firmò il Palio dell’agosto 2015, il problema è a monte: «Ormai nell’arte tutto è stato sdoganato e quindi qualunque performance assume un valore artistico. Perciò si può prendere una foto e riprodurla. Purtroppo mi sembra che l’operazione in questa occasione sia stata fatta un po’ in fretta e al “Cencio” manchino gli elementi che rappresentano un contesto unico come il Palio di Siena». Tommaso Andreini, autore del drappellone del luglio 2016, evoca invece Cesare Olmastroni, maestro per generazioni di artisti che si approcciavano al Palio, scomparso a marzo 2017: «Servirebbe una figura come lui che guidasse chi deve dipingere il Palio. Sarebbe un aiuto prezioso non tanto dal punto di vista artistico quanto dal lato umano, perché la Festa ha una sua sacralità e conoscerla permette di lavorare al meglio».

«Starò a Siena tutta la settimana, se non mi linciano», ha detto Montesano ad Artribune . Ma da oggi i senesi saranno ben più attenti ai cavalli che non al suo baciamano, reinterpretato o clonato che sia.

 

Martedì 16 Ottobre 2018-Corriere Fiorentino.https://corrierefiorentino.corriere.it/