Mafie, la Toscana attrae investimenti. Rossi: non è l’isola felice.

Rapporto della Normale su criminalità e corruzione. Orlando: «La malavita si combatte insieme»

Mauro Bonciani

 

Appalti, sanità e controlli del settore pubblico: sono i settori di «maggiore vulnerabilità» alla corruzione e alla malavita in Toscana. È questo il risultato del primo rapporto su criminalità organizzata e corruzione chiesto dalla Regione ed elaborato dalla Normale di Pisa. Un lavoro da cui emerge, per dirla con il governatore Enrico Rossi, che «la Toscana non è un’isola felice» ma anche che non ci sono insediamenti strutturali di organizzazioni mafiose.

Il rapporto, partendo dai dati e dal numero e la natura di inchieste condotte nel 2016, sarà il primo di una serie annuale e vuole fornire indicazioni per azioni preventive alla politica e alle istituzioni per combattere le varie mafie e la corruzione, contro la quale lo scorso anno sono arrivate molte denunce anonime. Alla presentazione dello studio hanno partecipato anche il ministro di Grazia e giustizia, Andrea Orlando, e il presidente della Regione, Rossi. «Non dobbiamo cullarci nel fatto che fino ad ora non si siano trovati insediamenti territoriali di mafia ed organizzazioni malavitose — ha spiegato il presidente della Regione — La Toscana interessa alle mafie per gli investimenti, perché noi attraiamo investimenti. La nostra regione non è un’isola felice ed è attraversata da fenomeni mondiali, dal caporalato alla tratta sessuale. Di positivo c’è che da noi esiste una coscienza civile reattiva. E l’osservatorio sulle opere pubbliche è importantissimo perché verificherà che non ci si discosti da certi parametri».

Il ministro Orlando ha sottolineato: «Contro corruzione e malavita serve la partecipazione, ed esempio sui piani strutturali, e la trasparenza. Mi auguro che la prossima campagna elettorale non sia l’ennesima nella quale qualcuno ritiene di dover avere il monopolio del contrasto alla criminalità organizzata, che invece si combatte tutti assieme».

La presentazione è stata anche occasione per un tentativo di dialogo tra Orlando, esponente delle minoranza Pd, e Rossi, leader di Mpd. «Non considero Rossi un avversario politico — ha detto il ministro — E quindi sicuramente sono interessato a capire cosa stia succedendo in quell’ambito che credo non dovrebbe essere bersaglio della nostra campagna elettorale. E non sono preoccupato dai sondaggi, ma dalla destra». «Sono convinto, come ha detto anche Andrea Orlando, che il nostro nemico non è certo il Pd — ha aggiunto il governatore — Il Pd è diverso da noi, ha politiche diverse da noi, ci confronteremo e ci rispetteremo. Non è una tragedia se non andiamo uniti alle urne e ci riserviamo di trovare convergenze programmatiche dopo le elezioni».

 

Martedì 12 Dicembre 2017, Corriere Fiorentino.

corrierefiorentino.corriere.it/