L’Ue non riconosce il voto catalano.

BARCELLONA Oggi la Catalogna che chiede l’indipendenza da Madrid darà un’altra prova di forza con uno sciopero generale che vuole fermare tutte le attività produttive, i trasporti e gli esercizi commerciali. Ieri c’è stato un piccolo assaggio alle 12 quando era stato proclamato un minuto di silenzio in onore degli 890 feriti dalle cariche della Guardia Civil nei seggi referendari di domenica. Migliaia di persone hanno lasciato uffici e negozi per scendere in strada a bloccare il traffico. I nervi però sono ormai tesi e qualcuno contrario all’indipendenza ha cominciato a suonare il clacson e a gridare dalle finestre. Gli sguardi sono diventati diffidenti: da che parte stai? I peggiori fantasmi della storia spagnola si sono risvegliati. «La convivenza è a rischio» dice il leader del Partito socialista Pedro Sánchez. Ha ragione. Un bar ha esposto un cartello con scritto: «Non si servono agenti di polizia, che non siano catalani».

Gli indipendentisti guidati dal presidente della Generalitat Carles Puigdemont hanno chiesto che i rinforzi di polizia arrivati dal resto della Spagna lascino la Regione, annunciato denunce per le lesioni ai votanti e i danni ai seggi e confermato che, «in pochi giorni» potrebbe arrivare il risultato definitivo del conteggio delle schede e far scattare così le 48 ore per la proclamazione della Diu, come ormai tutti chiamano la Dichiarazione unilaterale di indipendenza. La sua richiesta di mediazione all’Europa è andata delusa. Il presidente del Consiglio europeo Tusk ha sì chiesto di «evitare un’ulteriore escalation nell’uso della forza», ma ha considerato nullo il voto.

Madrid osserva stupefatta. Non si capacita di come qualcosa di tanto incredibile, come rompere uno Stato democratico stia accadendo con la burocratica flemma di un concorso pubblico per una metropolitana. Così mentre a Barcellona parlano di «pochi giorni all’indipendenza», a Madrid il Congresso non trova un buco in calendario prima del 10 ottobre per una seduta plenaria.

Il premier Rajoy ha ricevuto le due maggiori formazioni che permettono la sopravvivenza del suo governo di centrodestra: l’alleato Albert Rivera di Ciudadanos, e il socialista Pedro Sánchez che lo appoggia attraverso l’astensione. Rivera ha chiesto lo scioglimento del Parlament catalano con l’articolo 155 della Costituzione spagnola e nuove elezioni. «Deve farlo prima di giovedì per prevenire la dichiarazione d’indipendenza». Sánchez ha invece chiesto l’apertura immediata di un dialogo diretto tra Madrid e Barcellona e l’avvio di una Commissione mista, spagnola e catalana.

A.Ni.