Lo sciopero contro Draghi

PAOLO BARONI
Il precedente risale al 12 dicembre 2014, quando Cgil e Uil scioperarono contro il Jobs act del governo Renzi, e la Cisl allora guidata da Annamaria Furlan si chiamò fuori rompendo con Camusso e Barbagallo. A distanza di 7 anni la scena si ripete: per il 16 dicembre, infatti, Cgil e Uil hanno proclamato lo sciopero generale («Insieme per la giustizia») rompendo l’unità d’azione sindacale. Venerdì scorso, la Cgil, e ieri sera, la Uil, spiega una nota congiunta, «hanno riunito i propri singoli organismi statutari per una valutazione sulla manovra economica varata dal governo» e «pur apprezzando lo sforzo e l’impegno del premier Draghi e del suo esecutivo, la manovra è stata considerata insoddisfacente da entrambe le organizzazioni sindacali».
Di tutt’altro avviso il sindacato guidato da Luigi Sbarra, che già la settimana scorsa, dopo le ultime decisioni prese dal Consiglio dei ministri, aveva iniziato a prendere le distanze da Cgil e Uil manifestando «apprezzamento» per le modifiche introdotte dal governo, a partire dalla decisione di destinare 1,5 miliardi di euro al taglio dei contributi a favore dei redditi più bassi.
Per Landini e Bombardieri, invece, le risposte su fisco, pensioni, scuola, politiche industriali e del contrasto alle delocalizzazioni, contrasto alla precarietà del lavoro soprattutto dei giovani e delle donne e sulla non autosufficienza non sono state giudicate abbastanza. «Tanto più – prosegue il comunicato diffuso ieri sera – alla luce delle risorse, disponibili in questa fase, che avrebbero consentito una più efficace redistribuzione della ricchezza, per ridurre le diseguaglianze e per generare uno sviluppo equilibrato e strutturale e un’occupazione stabile».
E così, dopo aver ricevuto un «mandato pieno» dai rispettivi organismi per dare continuità alla mobilitazione, le segreterie confederali nazionali di Cgil e Uil hanno deciso di proclamare lo sciopero generale di 8 ore per il 16 dicembre, con manifestazione nazionale a Roma in contemporanea con altre quattro iniziative interregionali a Milano, Bari, Palermo e Cagliari, scelte per facilitare gli spostamenti e consentire la massima partecipazione a tutti i lavoratori. Nel rispetto delle fasce di garanzia è previsto che anche tutto il settore dei trasporti si fermi, con l’eccezione dei porti che invece confermano la data già fissata del 17 dicembre.
«La Cisl considera sbagliato ricorrere allo sciopero generale e radicalizzare il conflitto in un momento tanto delicato per il Paese, ancora impegnato ad affrontare una pandemia che non molla la presa e teso a consolidare i segnali positivi di una ripresa economica e produttiva che necessita di uno sforzo comune per essere resa strutturale. Tanto più considerati i rilevanti passi avanti fatti nell’ultimo mese sui contenuti della legge di bilancio», ha dichiarato a stretto giro Sbarra, che oggi riunirà la sua segreteria per una valutazione sullo stato dell’arte.
Il segretario generale della Cisl valuta infatti «in modo positivo» i risultati ottenuti perché «garantiscono avanzamenti su riduzione delle tasse ai lavoratori e pensionati, risorse per gli ammortizzatori sociali e contratti di espansione, maggiori stanziamenti per la sanità, importanti risorse per non autosufficienza, pubblico impiego, assegno unico per i figli, uniti all’impegno forte assunto dal governo di aprire al più presto un confronto con il sindacato sulle rigidità della legge Fornero e di accelerare la riforma fiscale». Insomma, per merito della mobilitazione sindacale «intransigente, responsabile e costruttiva che ha puntato a riallacciare i fili dell’interlocuzione senza conflitti sterili», per la Cisl «la manovra di oggi è molto diversa e migliore di quella di un mese fa. I risultati sono arrivati sulla via del dialogo e del confronto e su questa via – ha rimarcato Sbarra – la Cisl intende proseguire, in una fase decisiva per il futuro del Paese, rinsaldando il dialogo per ottenere nuovi avanzamenti e continuando ad esercitare pressione sul Parlamento per migliorare ulteriormente manovra e politica di sviluppo su lavoro e pensioni, politiche industriali e scuola, sostegno al reddito e caro-bollette, per assicurare nuove e maggiori opportunità ai nostri giovani». A suo parere «per arrivare a traguardi concreti e duraturi non serve incendiare lo scontro in modo generalizzato: rischiamo di spezzare i rapporti sociali e industriali trasformando i luoghi di lavoro in campi di battaglia. Quello che serve oggi è l’esatto opposto». Landini e Bombardieri, a loro volta, illustreranno oggi pomeriggio a Roma ragioni e modalità dello sciopero.
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