L’appello di Pd e Piccini: un piano per organizzare il dopo-crisi. Ma il sindaco resta freddo

Le opposizioni a De Mossi: lavoriamo insieme, per Siena

 

Giulia Maestrini

 

SIENA Un appello all’unità istituzionale per gestire non solo l’emergenza sanitaria dell’oggi, ma soprattutto la ripartenza di domani. È quello che arriva dalle minoranze in Consiglio comunale alla giunta guidata dal sindaco Luigi De Mossi. Una sorta di «armistizio» della politica che mira a mettere da parte critiche e schieramenti per iniziare a ripensare la città del dopo-coronavirus. La prima freccia l’ha scoccata il Partito Democratico provinciale pochi giorni fa, con il segretario Andrea Valenti che ha chiesto «una fase di coesione sociale inedita e aperta a tutte le forze». Il capogruppo Pd in Consiglio comunale, Alessandro Masi, ieri ha rincarato la dose, auspicando «un progetto condiviso che combini risorse, esperienze e reti a sostegno delle imprese e delle famiglie e che vada al di là di ogni polemica».

Perfino il gruppo «Per Siena» che fa capo a Pierluigi Piccini oggi chiama all’unità. «Ci rendiamo conto — ha scritto il movimento in una lettera aperta al sindaco — che in questa fase Siena ha bisogno di un piano di ripresa condiviso. I cittadini, i professionisti, gli imprenditori hanno il diritto di essere coinvolti in un progetto di rinascita del quale si indichino le fasi e le azioni necessarie. Se l’Amministrazione si chiude, non dà indicazioni, rimane in una situazione attendista come ha fatto per due anni, per Siena sarà la fine». Ma il sindaco De Mossi un piano per il domani sembra averlo già in mente e lo sta costruendo in autonomia: ha riunito, ad esempio, in «una conference call» i principali attori economici del territorio — dalle banche alla Fondazione Mps e alla Finanziaria Senese di Sviluppo — per creare un plafond a tutela delle aziende locali.

Nemmeno i capigruppo dei partiti del centrodestra in Consiglio comunale sembrano inclini all’unità di intenti, almeno a leggere le loro recenti dichiarazioni. «Quanto meno curiosa — affermano, infatti, Lorenzo Lorè (Forza Italia), Alessandra Bagnoli (FdI) e Eleonora Raito (Lega) — è la richiesta delle forze di centrosinistra di istituire una cabina di regia a Siena per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Come partiti di centrodestra abbiamo registrato una sonora porta in faccia sbattuta ai nostri rappresentanti in Regione che avevano chiesto a Giani, a Rossi e al Pd di dare vita ad un Patto per la Toscana e ora a Siena arriva la stessa istanza a parti invertite. Non si comprende quale possa essere la ragionevole differenza».

Un appello al «lavoro comune» lo ha fatto anche il vescovo di Siena Paolo Lojudice a tutti i politici, non solo quelli locali. Criticando la posizione di chi come Matteo Salvini ha chiesto la riapertura delle chiese per Pasqua, Lojudice ha detto: «In momenti del genere si pensasse al lavoro comune, bisogna uscire dal clima distruttivo o non ci saranno grosse prospettive. Bisogna consolidarci».

 

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