La politica sospesa attende soluzioni

di Stefano Folli
Roma attende. In un’atmosfera sospesa, la Roma politica appare inerte, comunque incerta sul da farsi nelle prossime settimane. Si aspetta che la curva del virus scivoli in basso, dando ragione agli scienziati. E si spera che l’impatto della crisi sull’economia non si tramuti in un collasso immediato, a sua volta detonatore di rivolte sociali. Nel frattempo lo Stato continua a mostrare la sua debolezza: dopo il pasticcio delle mascherine mancanti o non idonee, ecco il sito dell’Inps finito in “tilt” nel giorno in cui doveva reggere l’assalto ai 600 euro promessi. Segnali simbolici di uno scollamento quotidiano, deleterio sul piano psicologico, che può tradursi domani in lacerazione sociale: lo scenario peggiore che ancora nessuno può escludere. Perciò colpisce la liturgia un po’ inconcludente che fa da cornice all’attesa. Si è capito che gli incontri saltuari tra il presidente del Consiglio e l’opposizione non portano molto lontano. Ognuno recita la sua parte, qualcuno avanza proposte, ma in sostanza si tratta del tipico dialogo tra sordi. E si capisce perché: l’attuale quadro politico non è fatto per promuovere una convergenza, tantomeno un’intesa in stile unità nazionale. A ben vedere, anche il “dialogo” tante volte invocato in modo retorico non appartiene alla stagione che stiamo vivendo.
Esistono le eccezioni, naturalmente: ad esempio, si capisce che Berlusconi sarebbe lieto di dare una mano alla maggioranza, ma non può perché è ingabbiato nel fronte delle destre. E in effetti l’ostilità reciproca è il dato che meglio garantisce sia la maggioranza sia l’opposizione. La prima, raccolta intorno a Conte, è un’architettura instabile che si regge arroccandosi. La seconda ha poco da guadagnare avvicinandosi all’asse Pd-M5S e qualcosa da perdere abbandonando la sponda della protesta.
Peraltro si deve ormai distinguere: Salvini dimagrisce nei sondaggi in modo costante, segno che il suo modo di stare sulla scena appare sterile; Giorgia Meloni perlomeno prova a mettere in campo qualche idea: come la suggestione del “denaro dall’elicottero” in stile Trump. Proposta più che discutibile, certo, per lo scenario italiano ben diverso da quello americano: ma almeno se ne può parlare.
Detto questo, né il premier Conte né il centrodestra hanno o avranno nei prossimi tempi qualcosa di serio su cui concordare. Del resto, tutti aspettano. Il governo e il centrosinistra sperano nel compromesso in Europa sul soccorso finanziario. L’ipotesi che si arrivi a un qualche accordo con i paesi del Nord è sul tavolo della Commissione: strumenti per affrontare in modo specifico i danni della crisi sanitaria. Non a caso il presidente del Consiglio ha abbandonato il proclama dei giorni scorsi (“faremo da soli”) in favore di una linea del tutto diversa: adesso è favorevole al Mes purché di tipo “nuovo”, qualunque cosa voglia dire questo termine. E i 5S che erano contrari ora si preparano a dire “sì” dopo qualche ritocco. Non è una novità per chi ricorda le giravolte sul “No Tav”. L’altra strada è quella che porta alla Bce, chiamata all’acquisto di un ’enorme quantità di titoli di debito emessi dal nostro governo (con scadenze molto lunghe) per finanziare le misure sociali e poi gli investimenti per la ripresa. Richiede una grande determinazione a Roma e la volontà di camminare almeno in parte con le proprie gambe. Ma forse i due sentieri potrebbero intrecciarsi.
www.repubblica.it