La mossa del Cavaliere fa emergere le divisioni e i «no» a sinistra sul premier.

 

POLITICA 2.0 Economia & Società
Almeno un effetto politico, tutto a vantaggio del centro­destra, il Cavaliere l’ha ottenuto. Con quell’uscita su Paolo Gentiloni che potrebbe restare in sella anche dopo il voto del 4 marzo ­ se non ci sarà una maggioranza- ha fatto emergere tutti gli imbarazzi, le divisioniei “no”a sinistra. Un paradosso, visto che il premierè iscritto al Pd, che la sua storiaè nel centro­sinistrae che ha avutoi voti (almeno fino alla legge elettorale) pure del partito di Grasso e Bersani. E invece ad aver rotto gli indugiè stato il Cavaliere mentre fino all’altroieri si erano sentiti più i silenzi in casa dei “renziani” che non il sostegno a una soluzione che di certo non punirebbe il Pd. Certo, indebolirebbe la leadership di Renzi ma non il suo partito che gli ultimi sondaggi danno in costante calo, superato di molto dalla coalizione di centro­destra e anche dai 5 Stelle. In queste condizioni, insomma, ci sarebbe solo da augurarsi la non­vittoria degli avversarie affrettarsi ad appoggiare l’idea che Gentiloni possa restare finoa nuove elezioni in autunno.E infatti sta crescendo il pressing sul segretario affinchè anche da lui arrivi un endorsement esplicito. Ieri intantoè arrivato il “no” secco di Pierluigi Bersani. Nessuna proroga, ha detto, sarebbe un «istinto gattopardesco del cambiare senza cambiare». E poi si è lanciato a immaginare una maggioranza coni5 Stellee perfino dal Pd- nonostante il recentissimo divorzio – pur di contrastare l’idea di una permanenza del pre­ mier a Palazzo Chigi. In effetti, la soluzione promossa da Berlusconi sarebbe la più nefasta per Grasso e Bersani. Li taglierebbe fuori dai giochi politici, non gli darebbe alcun ruolo nel futuro Parlamento con il rischio che al turno elettorale seguente sarebbe ancora più difficile imporsi. Inoltre il “no” a Gentiloni serve a LeU per mandare l’ennesimo segnale amichevolea Di Maio, una nuova apertura per avvicinarsi lentamentea un’alleanza post­elettorale che, tuttavia, potrebbe non bastare ai fini di una maggioranza numerica. Ma il vero subbuglioè in casa del Pd.A Gentiloni è arrivato il sostegno da singole personalità, da Anna Finocchiaroa Luciano Violante, ma la mossa del Cavaliere ha rafforzato la posizione dei molti ­ finora silenti ­ che vorrebbero una dichiarazione esplicita a favore del premier. Una mossa della “disperazione” visto che il Pd continuaa calare nei sondaggie Renzie il suo gruppo dirigente- al momentonon sembrano in grado di invertire la tendenza. Ad ammettere una progressiva perdita di consensi ­ ieri ­ è stata anche Maria Elena Boschi in una delle sue giornate più difficili sul fronte Banca Etruria. E infatti continuano a cadere tegole dalla Commissione d’inchiesta ma, nonostante la difesa della sottosegretaria, quello sarà un altro fronte di attacco nella campagna elettorale. A maggior ragione la carta­Gentiloni servirebbe nella stessa chiave politica in cui l’ha usata Berlusconi, fa appello al voto dei moderati, promuove la stabilità governativa e la continuità rispetto alla scelta pro­Europa. Non a caso proprio all’indomani del suo endorsement per Gentiloni, il Cavaliere era al vertice del Ppe, ha avuto un colloquio con la Merkel accreditandosi come colui che può dare garanzie rispetto alle prossime scelte dell’Italia rispettoa Bruxelles. Insomma, un ritorno al centro della scena.
Il Sole 24 Ore.
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