La mossa degli Usa che mette a rischio l’economia globale.

 

L’analisi
Gli Stati Uniti sono molto potenti. Ne consegue che tutti i Paesi che hanno problemi diplomatici con gli Stati Uniti e cioè Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, hanno anche problemi economici. Continua a pag. 20 segue dalla prima pagina All’elenco si aggiunge ora la Turchia, la cui lira si è svalutata vertiginosamente rispetto al dollaro nel volgere di una settimana. È la settimana in cui i vertici della diplomazia turca e americana si sono scontrati e incontrati senza riuscire a risolvere la crisi sorta intorno alla figura di un pastore protestante americano, Andrew Brunson, agli arresti domiciliari in Turchia, con l’accusa di avere condotto operazioni di spionaggio in favore degli Stati Uniti e di avere collaborato con organizzazioni ritenute terroristiche dal governo di Ankara. Trump aveva chiesto la liberazione immediata di Brunson, con la minaccia di travolgere la Turchia con le sanzioni, ma Erdogan non aveva indietreggiato. Poi Trump ha imposto sanzioni contro due importanti ministri della Turchia ed Erdogan ha adottato la stessa misura contro i due esponenti più importanti del governo americano. La lira turca versava già in condizioni problematiche per cause molteplici, ma l’offensiva di Trump ha scatenato una vera e propria crisi di fiducia che si sta ripercuotendo anche sulla borsa italiana. Più precisamente, Trump ha annunciato di avere aumentato le tasse del 50% sulle importazioni americane dell’alluminio proveniente dalla Turchia e del 20% sull’acciaio. Trump sta attaccando la Turchia in modo scoperto e frontale. Data la gravità della crisi, agli studiosi corre l’obbligo di ricorrere alle traduzioni letterali e a una precisione estrema, persino negli orari che scandiscono le azioni dei protagonisti. Leggiamo dunque quanto ha scritto Trump nel suo ultimo tweet contro Erdogan: «Ho appena autorizzato il raddoppio delle tariffe su acciaio e alluminio con riferimento alla Turchia mentre la sua moneta, la lira turca, scivola verso il basso contro il nostro dollaro molto forte! L’alluminio sarà adesso al 20% e l’acciaio al 50%. Le nostre relazioni con la Turchia non sono buone in questo momento». Il tweet è datato 10 agosto 2018 ore 14.47 americane. Calcolati i fusi, emerge che è stato inviato mentre la Turchia stava già soffrendo il crollo della lira. È dunque un tweet che esprime due contenuti principali. Il primo è la fierezza per avere colpito l’economia turca e il secondo è la rivendicazione di avere agito intenzionalmente per danneggiare la Turchia. Non è mica un complotto: è un attacco. La mossa di Trump taglia la Turchia fuori dal mercato americano per quanto riguarda l’acciaio, che rappresenta il 13% delle esportazioni turche. Ovviamente, una crisi finanziaria così ampia non può essere attribuita a un solo fattore e cioè alla sola offensiva di Trump. Tuttavia, se i lettori sono interessati a sapere se Trump è tra i principali protagonisti della crisi in atto, la risposta è sì. Lo è perché vuole esserlo. Trump vuole affermare il principio secondo cui gli Stati Uniti decidono e gli altri eseguono. Il presidente americano chiede a Erdogan di eseguire un ordine e cioè di liberare un cittadino americano sotto processo in Turchia, con varie accuse. Lo slogan con cui Trump ha vinto le elezioni, “America first”, significa questo: nessuno può dire agli Stati Uniti ciò che devono fare, ma tutti devono fare ciò che dicono gli Stati Uniti. La conseguenza pratica è che un solo cittadino americano agli arresti domiciliari, trattato con riguardo principesco in un Paese straniero, conta più di tutte le economie dei Paesi europei. Questo era già noto, considerati i dazi commerciali applicati contro i Paesi dell’Unione Europea, ma Trump ha voluto ribadirlo rendendo eclatanti tutti i suoi atti contro Erdogan. La sfida continua. aorsini@luiss.it
Fonte: Il Messaggero, https://www.ilmessaggero.it/