La buona impresa, dopo

Serve una nuova rivoluzione industriale
di Federico Rampini
Il Fondo monetario internazionale conferma: stiamo sprofondando nella più grave depressione dopo quella degli anni Trenta. Come sopravvivere, per poi partecipare alla ricostruzione nel dopo-coronavirus?
I modelli stanno cominciando ad apparire. Sia le imprese americane che si attrezzano per la fase due, sia quelle cinesi che hanno già riaperto, indicano come sarà il mondo che verrà. Bisogna affrontare una rivoluzione dei luoghi di lavoro, con precauzioni sanitarie che diventeranno la nuova normalità: dalla misurazione della febbre alle “distanze”. La selezione della specie, la sopravvivenza delle imprese, dipende dalla capacità di adattamento. La protezione dal contagio, la prevenzione delle ricadute, anche in vista di una possibile seconda ondata, diventa discriminante. La sicurezza dei dipendenti e quella dei clienti sono collegate. In molti settori di attività, rassicurare è l’unico modo per tornare ad averne, di clienti. È un cambiamento che richiede immaginazione, competenza, investimenti, e una regia che coordini tutto. È una sfida per l’Italia dove dominano imprese piccole, e settori come il turismo dove sarà impegnativo introdurre le nuove norme di sicurezza. Ma queste diventeranno un esame da superare per tornare a lavorare con il resto del mondo.
” The New Normal “, la nuova normalità… sarà tutt’altro che normale, avverte il Wall Street Journal in un’inchiesta dedicata ai preparativi delle aziende americane. Hanno una lunghezza di anticipo quelle presenti sul mercato cinese, che là stanno già vivendo la fase due con gli adattamenti necessari. Un esempio è Disney, che ha riaperto la Disneyland di Shanghai. I visitatori, come i dipendenti, sono tenuti a indossare mascherine finché sono dentro il parco divertimenti. Gli orari sono accorciati, il flusso di visitatori viene ridotto per impedire affollamento. Prima dell’ingresso viene misurata la febbre. Ogni visitatore deve avere un codice digitale QR legato a un social media, dove sono memorizzate le informazioni sanitarie. Chi non ha passato il test non entra. (Questo è più facile in quei Paesi che hanno capacità diagnostiche maggiori). Un altro gruppo americano che ha riaperto in Cina è Starbucks. Il 95% dei suoi bar sono tornati in attività, ma hanno dovuto ridurre gli orari, diminuire i posti a sedere per poterli distanziare. Hanno aumentato i lavori di pulizia dei locali, e incoraggiano i clienti a portarsi via la consumazione invece di rimanere. Queste misure verranno trasferite dalla rete cinese di Starbucks alle altre nazioni dove la multinazionale è presente, via via che l’attività ripartirà altrove.
Il “modello cinese” diventerà globale. Le catene di ristoranti stanno progettando di riaprire con una capacità ricettiva dimezzata, per avere spazio a sufficienza tra i clienti. Fra un tavolo e l’altro vedremo apparire pareti divisorie. Le sale cinematografiche multiplex stanno pensando di condannare un sedile su due, per distanziare gli spettatori. Certe catene di negozi stanno pensando come eliminare gli eccessi di manipolazione tattile: le profumerie forse dovranno rinunciare ai flaconi disponibili per chi vuole spruzzarsi un po’ di eau de toilette .
Altri dovranno attrezzarsi per disinfettare gli articoli che vengono presi, toccati e poi rimessi negli scaffali. Molti gruppi industriali progettano un nuovo layout nelle fabbriche. I turni alternati, gli ingressi scaglionati servono a evitare assembramenti. Si investe in maschere, tute protettive, guanti, schermi di separazione. Le mense aziendali e i bagni devono prevedere turni. Tanti uffici torneranno a usare pareti divisorie invece dell’ open space ; si introducono materiali usa-e-getta per assorbire germi dalle scrivanie, cambiandoli ogni 24 ore.
Come insegnò l’11 settembre con la sicurezza negli aeroporti, il provvisorio diventa permanente. Tradotto nelle dimensioni di imprese piccole, magari a conduzione familiare, tutto questo lavoro talvolta è più semplice, ma può comportare costi elevati. Si può supplire con uno sforzo di immaginazione. Bisogna cominciare subito.
Perché i turisti tedeschi, americani o cinesi, tornino in Italia, queste innovazioni peseranno più delle parole di Ursula von der Leyen.
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