Il Papa riceve Pell, assolto per gli abusi «Le dico grazie per la testimonianza»

 

Il ritorno in Vaticano dopo più di un anno in cella. Il cardinale australiano: «Come è andata? Molto bene»

Gian Guido Vecchi

CITTÀ DEL VATICANO Il Papa che sorride e gli stringe con calore la mano, «è un piacere rivederla», poi dice: «Grazie per la sua testimonianza». E mentre lui china il capo, «grazie a lei, Santo Padre», Francesco gli ripete: «Grazie. Più di un anno…». Il riferimento è ai 404 giorni passati in una cella di isolamento per pedofili, prima del proscioglimento definitivo. E le immagini diffuse dai media vaticani si mostrano come una sorta di risarcimento morale, per il cardinale australiano George Pell, che all’uscita si limita a dire: «Com’è andata? Molto bene».

Quella di ieri mattina era un’udienza molto attesa: la prima volta che Pell vedeva il Papa tre anni dopo la sua partenza da Roma per affrontare un processo per abusi sessuali su minori, la gente che gli gridava «sei un mostro» e «brucerai all’inferno, maniaco» fuori dal tribunale, la condanna in primo grado e in appello e la cella di sette metri per due in un carcere di massima sicurezza, infine l’assoluzione dell’Alta corte australiana, il ritorno in libertà e di lì a poco lo scandalo degli investimenti nella Segreteria di Stato che ha travolto il cardinale Angelo Becciu, suo storico avversario quando Pell era il potente prefetto della Segreteria per l’Economia e Becciu il Sostituto della Segreteria di Stato che gestiva le operazioni finanziarie della Terza Loggia.

Nell’inchiesta della magistratura vaticana si indaga anche su 700 mila euro di bonifici che sarebbero finiti in Australia, il legale del cardinale Pell ha chiesto una «indagine internazionale» per verificare se hanno tentato di incastrarlo, Becciu ha parlato di «assoluta falsità». La mattina in cui Pell venne prosciolto, il Papa a Santa Marta disse: «In questi giorni abbiamo visto la persecuzione che ha subito Gesù e come i dottori della Legge si sono accaniti contro di lui: è stato giudicato con accanimento, essendo innocente. Io vorrei pregare oggi per tutte le persone che soffrono una sentenza ingiusta per l’accanimento».

Ed è inevitabile che nel corso dell’udienza, durata mezz’ora, il Papa e il cardinale abbiano parlato del processo e dell’esperienza in carcere, come pure delle vicende che hanno convinto Francesco a far dimettere Becciu e togliergli «i diritti e le prerogative» della porpora. Lo stesso Pell, dall’Australia, aveva annunciato da mesi il suo arrivo in Italia: quando partì, nel giugno 2017, non pensava sarebbero passati tre anni e così voleva rientrare nel suo appartamento in piazza della Città Leonina per fare il trasloco prima di tornare in patria.

L’inchiesta

Si indaga sull’ipotesi che i 700 mila euro

di bonifici servissero

ad incastrarlo

Dopo l’udienza drammatica di Francesco a Becciu, il 24 settembre, Pell aveva diffuso un comunicato eloquente: «Il Santo Padre è stato eletto per pulire le finanze vaticane. La partita è lunga e bisogna ringraziarlo e fargli le congratulazioni per gli ultimi sviluppi». Poi è arrivato a Roma il 30 settembre, «è un piacere essere qui». Ma «non c’è nessuna connessione tra le due vicende», ha chiarito il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato: «Non c’è stata nessuna convocazione da parte del Papa, è stato lui che ha chiesto di venire a Roma per chiudere la sua permanenza, perché aveva l’appartamento. Non so quali siano i suoi progetti».

Nel frattempo Pell ha superato i 79 anni e Francesco ha nominato prefetto dell’Economia il gesuita Juan Antonio Guerrero, il Vaticano ha voltato pagina. Da oggi il Papa tornerà a incontrare il Consiglio dei sei cardinali — in videoconferenza, causa pandemia — per completare la riforma della Curia. Restano le vecchie ruggini e una storia ancora da chiarire. «Con il cardinale Pell c’è stato contrasto professionale perché lui voleva applicare leggi che non erano state promulgate», ha raccontato lo stesso Becciu: Pell gli fece «un interrogatorio» per sapere «se credevo nella riforma, se ero contro la corruzione»; un’altra volta «mi disse: lei è un disonesto, e io ho perso la pazienza». Questo era il clima tra cardinali.

 

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