Intramontabile Eroica strade bianche tra polvere e vino

Domani parte da Montalcino la ciclostorica più famosa che richiama nel senese appassionati da tutto il mondo Cinque percorsi, 1.500 iscritti. Nel borgo un festival con spettacoli e musica, incontri e magliette vintage
di Angelo Melone
« … È una delle ultime città della fantasia… No, non mollare, bicicletta! Se tu capitolassi, non solo un periodo dello sport, un capitolo del costume umano sarà finito, ma si restringerà ancor più il superstite dominio della illusione… » . Forse qualcuno lo ricorderà: è un passaggio dell’articolo finale di Dino Buzzati, cronista d’eccezione al seguito del Giro d’Italia del 1949, quello dei ciclisti sulle strade ancora bianche in un Paese che iniziava davvero a lasciarsi dietro l’incubo della guerra.
Sono le strade bianche ( proprio le stesse!) sulle quali gli amanti della grande illusione della bicicletta, domani a Montalcino, daranno il loro piccolo contributo all’uscita dall’incubo dei nostri giorni: riparte l’Eroica. E riparte da Montalcino. È il ritorno della ciclostorica più famosa su strade bianche che si snoda a sud di Siena lungo una porzione dei “mitici” 209 chilometri che in ottobre richiamano appassionati da tutto il mondo, tra la Val d’Arbia, le Crete Senesi e la Val D’Orcia. L’occasione perfetta per chi è meno allenato per vedere gli incantevoli paesaggi del ” giro lungo” de L’Eroica.
Da percorrere con dolcezza, quella dei paesaggi delle famose colline senesi e degli ancor più celebri borghi. E con fatica, certo. Ma la fatica di pedalare si trasforma presto in divertimento: stare immersi in una natura irripetibile, fermarsi mille volte a guardare scorci indimenticabili, scoprire che — lì in mezzo — spostarsi con le proprie forze chiacchierando con gli amici dà soddisfazione, per poi fermarsi in uno dei tanti punti di ristoro (tra cibo e vini c’è solo l’imbarazzo della scelta).
Partiranno in un numero limitato dalla prudenza e dalle regole imposte dal Covid: 1.500 con le loro bici storiche. In una Montalcino a festa per tre giorni, con il centro storico addobbato da centinaia di lanterne realizzate con le vecchie maglie del ciclismo, quelle che — per i più avanti con l’età — rotolavano all’interno delle biglie di plastica da spiaggia (ricordate? Gimondi, Merckx, Motta, Anquetil…). Avranno davanti a loro la scelta di ben cinque percorsi, da quello che sfiora l’impresa a qualcosa di simile ad una faticosa passeggiata.
Il più impegnativo si sviluppa attraverso la val d’Orcia e i suoi tesori patrimonio dell’Unesco: 153 chilometri tra Torrenieri, San Quirico, San Giovanni d’Asso, Buonconvento, Bibbiano, Sant’Angelo Scalo e ritorno. Durissimo, 2.680 metri di dislivello da salire: una tappa dolomitica del Giro. Il responsabile del ristoro posto dopo San Giovanni d’Asso racconta sempre una storia di qualche edizione fa che spiega meglio di tante parole lo spirito di chi pedala su queste strade: un ciclista straniero è tra i primi ad arrivare (non c’è gara, ma doveva essere decisamente forte), si ferma, prende la sua ribollita e si siede ad ammirare Montalcino di fronte. E resta lì almeno un’ora, beato e del tutto incurante del suo, sia pur effimero, ” vantaggio”.
Vengono poi i 96 chilometri ( e 1.880 metri di dislivello) del percorso medio ( si fa per dire) che ricalca il precedente tenendo fuori le dure salite di San Giovanni d’Asso. E i 70 km per una versione media che si sviluppa in pratica solo nella parte del giro che attraversa il panorama unico delle crete senesi e risale a Montalcino dalla durissima Castiglion del Bosco.
E siamo agli ultimi due: il percorso del Brunello, 46 chilometri è adatto a tutti quei che non vogliono affrontare le fatiche dei giri lunghi ma almeno vedere alcune delle sezioni leggendarie dell’Eroica, come appunto Castiglion del Bosco. E quello che lascia tutti tranquilli: 27 chilometri attraverso vigne tra le più famose al mondo, che ha comunque 570 metri di dislivello da salire, non proprio una passeggiata… All’arrivo troveranno ( e avranno lasciato) Montalcino immersa nel festival con spettacoli, musica nelle strade, incontri sul ciclismo. Ma soprattutto con il salto nel fascino della storia della bici che si materializza nel famoso “mercato eroico”. Una occasione quasi unica: magari questa volta saranno limitati dal Covid, ma qui arrivano collezionisti anche da fuori Italia per vendere (anche scambiare) o comprare bici storiche, magliette vintage, una infinita varietà di pezzi di ricambio dal sapore antico. Che vengono spiegati, valutati, discussi. E, a vederli tutti insieme, un po’ fanno sognare.
https://firenze.repubblica.it/