Il “vuoto” nelle candidature del PD per la Regione.

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Vorrei provare a scrivere delle scelte fatte dal PD per la Regione senza entrare nel merito dei nomi. Non è che i nomi non siano importanti, ma essendo più o meno conosciuti tutti potranno “apprezzarli” personalmente. L’aspetto che mi interessa mettere in evidenza è come tali scelte siano autoreferenziali, tutte interne a un partito e come da queste scelte vengano penalizzati dei territori; in questo caso la città capoluogo di provincia. Non scriverò dei candidati per due motivi: il primo perché non mi interessano, il secondo perché ridurre tutto a nomi e cognomi, come sta avvenendo ormai da troppo tempo, mi ha francamente stancato. Il tutto si riduce a uno scontro di potere che maschera le divisioni interne al PD senese con presunte coperture importate dal nazionale e dove, in astratto, i duellanti dicono di essere o renziani, o bersaniani, o chissà cosa. È evidente che i responsabili provinciali e comunali del PD di Siena non hanno voluto candidare un esponente della città per avvantaggiare l’ex presidente della provincia (Bezzini). Che si trova, quest’ultimo, ad essere concorrente nello stesso territorio, la Valdelsa, con un consigliere regionale uscente che ha fatto un solo mandato (Spinelli). Nella logica sopra descritta tutte e due non renziani, ma con sfumature (di grigio) diverse di area dalemiana/bersaniana. Non è dato sapere quali siano le diverse gradazioni programmatiche che li differenziano, ma, in ogni caso, ci aiutano a capire quello che sarà, se dovesse passare, la riforma elettorale dell’Italicum. Scelta che aiuta l’altro candidato della Valdichiana, questo si, a detta dello stesso, renziano di ferro. Facilmente individuabile l’appartenenza perché ripete in continuazione “rinnovamento”, ma non ci è dato sapere in cosa si concretizzi, se non, appunto, nella gestione degli uomini e del potere. Sulla gestione degli uomini fatta da questi, fino ad ora, avrei da sollevare seri dubbi. Comunque il renziano (Scaramelli) è soddisfatto del risultato perché non si dovrà misurare con nessuno che non sia un PD doc di celebre e conosciuta fama. Quindi, il capolavoro dei ceccuzziani è stato quello di avvantaggiare il loro avversario politico, costretti a farlo, altrimenti sarebbero diventati inesistenti se non avessero portato uno di loro (Bezzini) in Regione. A rimanere scoperta è la città, ma non solo per i nomi. Siena sta attraversando un momento difficile e avrebbe avuto bisogno di avere un rappresentate in Regione del partito di maggioranza relativa. Ma, un rappresentante che avesse alcune caratteristiche e capace di interpretare un malessere diffuso nei cittadini di Siena. Insomma avremmo avuto bisogno di aver una discontinuità qualitativa legata a dei contenuti che facessero perno sul governo della Toscana da cui la città dipenderà sempre di più. Nulla di tutto questo. Assisteremo, viceversa, a proclami o a dei tentativi da parte degli eletti, di “controllare” Siena da Firenze fatta da chi non la conosce. L’aspetto, però, che più ha brillato è stato la totale inconsistenza del Valentini in tutta questa vicenda; chissà se ne ha parlato con il futuro genero magari in casa o in privato? Il vicesindaco Mancuso, per una lontana appartenenza di corrente, è stato costretto a firmare per il rappresentante della Valdichiana, anche se tutti sanno che fra i due non corre del buon sangue. Viceversa, l’errore fatto da chi ha tentato di coprire un vuoto che si era creato in città è stato quello di giocare nella stessa logica degli altri e di destreggiarsi in una dinamica tutta tattica. Ultime considerazioni, non parlo delle donne, in questa logica sono residuali, scelte come completamento. Siamo lontani da ciò che si dovrebbe fare politicamente per riempire correttamente il dispositivo legislativo. Tutta questa vicenda farà sortire sicuramente degli effetti che saranno di un ulteriore indebolimento del gruppo dirigente del PD senese che si terrà in piedi, non si sa ancora per quanto, soltanto ed esclusivamente con il poco cemento di gestione del potere che gli è rimasto. A farne le spese saremo noi tutti.

Pierluigi Piccini