Il gioco delle coppie.

di Dino Martirano
La prova che da oggi, alla riapertura dei lavori dopo il voto del 4 marzo, affronta il Parlamento per eleggere i vertici delle Camere, per usare le parole del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, «è importante e difficile per molteplici ragioni…». E alla fine di una giornata di trattative caotiche, il M5S, messo alle strette dal centrodestra unito che conferma di puntare su Paolo Romani al Senato, prova a ribaltare il patto delle possibili alleanze e tiuori dal cilindro un’offerta dell’ultimo minuto per il Pd, anche se Luigi Di Maio (nella foto Ansa) spera sempre che Salvini riesca ad avere la meglio su Berlusconi: «Altrimenti, al Senato potremmo votare un candidato del Pd, Zanda per esempio. E a quel punto ci aspettiamo che il Pd alla Camera voti per Fico…». Ma per scongiurare questo scenario, quando è notte Salvini corre a rassicurare Di Maio: «Riconosciamo al M5S la presidenza di una della due Camere». L’altro scenario, che scaturisce sempre dal braccio di ferro tra Berlusconi e Di Maio, vedrebbe eletti due presidenti del centro destra: Romani di FI al Senato e il leghista Giancarlo Giorgetti alla Camera (con l’aiuto del Pd) ma Matteo Salvini fa sapere che questa ipotesi non è farina del suo sacco. Poi c’è la terza ipotesi che torna alla casella di inzio: il Senato a Forza Italia e la Camera al M5S.