I PICCOLI ALLEATI PUNITI DAL ROSATELLUM.

 

Il punto / COMMENTI
Man mano che la data delle elezioni si avvicina, risultano confermati tutti i limiti di una legge elettorale astrusa e inadeguata.
Il cosiddetto Rosatellum sta infatti producendo effetti paradossali soprattutto nel campo del centrosinistra.
Nessuno se ne meraviglia troppo perché le incongruenze erano previste. Ora però i nodi sono quasi venuti al pettine e si comprende come la mini-coalizione costruita intorno al Pd sia solo uno schermo dietro il quale mascherare un processo di sostanziale assorbimento degli alleati minori all’interno della casa madre del Nazareno.
La lista Bonino (+Europa), la Civica Popolare (Beatrice Lorenzin, Casini), Insieme di Nencini, Bonelli, Santagata hanno una missione in comune agli occhi di Renzi: raccogliere un certo numero di voti restando però al di sotto del 3 per cento. In tal modo l’intero pacchetto dei consensi viene trasferito al partner maggiore, il Pd appunto, e concorre a ingrossare il gruppo parlamentare di questa formazione sia alla Camera sia al Senato. Difficile non nutrire un sospetto di incostituzionalità su tale bizzarra traslazione. Ma tant’è: fin quando la Consulta non si sarà pronunciata anche sulla legge Rosato come erede dell’Italicum e non avrà deciso se ricorrono gli stessi vizi, sappiamo qual è il modello elettorale in vigore.
Se desiderano cambiarlo nella legislatura entrante, i partiti hanno solo da trovare l’accordo fra loro. Ma è bene non farsi troppe illusioni, vista la lezione del recente passato. Logica vuole che il centrodestra, se conquisterà una maggioranza di seggi sia pure esigua, vorrà tenersi stretto lo strumento che gli ha permesso la vittoria. In tal caso diventa difficile immaginare il Pd e i Cinque Stelle che fanno asse tra di loro in vista di riscrivere un testo per il quale i loro numeri sarebbero comunque insufficienti. L’ultima cosa di cui il paese ha bisogno sono altri anni dedicati a una discussione inconcludente intorno alla legge elettorale, dopo che sono stati scartati in via preliminare gli unici schemi funzionanti, a cominciare dal sistema francese a due turni.
Si vedrà. Ma per tornare al centrosinistra, il paradosso del Rosatellum impone di rammaricarsi se uno degli alleati minori si avvicina alla soglia del 3 per cento e rischia di superarla. In tal modo la lista acquisisce il diritto di portare in Parlamento un gruppetto di deputati o senatori, ma delude il partito maggiore che già pregustava di accaparrarsi quei voti per eleggere altrettanti suoi rappresentanti. Non è un caso se Renzi da diverse settimane ripete che il vincitore delle elezioni sarà il partito in grado di esprimere il gruppo parlamentare più numeroso. Non quello che si è aggiudicato la più alta percentuale di voti, bensì quello che conta più deputati e senatori (criterio peraltro discutibile perché la dimensione dei gruppi può variare di continuo per i noti episodi di trasformismo).
In breve, il progetto renziano oggi non può fare a meno dei consensi di +Europa, Civica Popolare e Insieme. I quali devono raccogliere più dell’uno per cento – altrimenti i voti si considerano dispersi – ma assolutamente meno del 3. In cambio ottengono due o tre seggi ciascuno nell’uninominale; collegi talvolta sicuri, talvolta solo discreti: in ogni caso un ottimo affare per la casa madre.
Sfortunatamente la lista Bonino rischia di infrangere il quadro perché alcuni sondaggi la danno vicina al quorum.
Di qui le critiche e gli attacchi che da qualche tempo il segretario del Pd, dall’alto del suo 22-23 per cento, riserva al piccolo alleato che si espande troppo.
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