Gualtieri: “Un alleato forte per Montepaschi” Ma le nozze mettono a rischio seimila posti

alla vigilia del cda della banca di siena l’ipotesi di un rafforzamento patrimoniale fino a 2,5 miliardi
francesco spini
Tra fughe in avanti e frenate altrettanto decise, torna al centro della scena l’ipotesi di un’aggregazione tra Unicredit e Monte dei Paschi. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, parlando alla festa del Foglio, non fa nomi e cognomi ma indica nelle nozze il futuro di Siena: «Stiamo lavorando – dice – e abbiamo lavorato per sostenere e rafforzare questa banca, definendo un percorso di rilancio con la Commissione europea, che passerà anche per una operazione di fusione con un partner sufficientemente forte da consentirle un futuro». L’aggregazione, aggiunge Gualtieri, «è un percorso che può prendere diverse forme, seguiamo gli sviluppi tenendo fermo l’obiettivo strategico di rilancio» dell’istituto che dovrà arrivare a «camminare sulle proprie gambe».
Gli accordi con Bruxelles prevedono l’uscita dello Stato dall’azionariato senese(dove il Tesoro ha il 68,25%) entro l’anno venturo e l’ipotesi a cui il governo accenna, secondo indiscrezioni, chiamerebbe in causa Unicredit. C’è chi parla addirittura di un’accelerazione nelle ultime ore con una proposta in campo, sottoposta al numero uno di Unicredit, Jean Pierre Mustier, con l’idea di giungere a un dunque già entro fine anno. Ma fonti del Mef puntualizzano: «Dal Tesoro non è stata presentata nessuna proposta ad alcuna controparte». E con l’occasione si smentiscono, definendole «destituite da ogni fondamento», le notizie circolate in giornata. Si dice per esempio che per il Monte – che domani rinuirà il Cda – si ragioni su un aumento non di 1,5-1,7 miliardi, come da ipotesi circolate nei giorni scorsi, ma da 2,5 miliardi per dare tra l’altro un presidio maggiore ai rischi legali calcolati in 10 miliardi.
Un miliardo servirebbe per affrontare pure gli eventuali costi di integrazione che prevederebbero, secondo alcune indiscrezioni, oltre 6 mila esuberi con l’addio alle sedi direzionali di Siena e Firenze. Tre miliardi di risorse, infine, deriverebbero da crediti fiscali derivanti da attività fiscali differite (Dta). Una dotazione per convincere Unicredit a esaminare un’operazione al termine della quale il Tesoro manterrebbe il 5% dell’aggregato, da cui il marchio Mps sparirebbe. Ma il nodo degli esuberi, tra i tanti, creerebbe uno scontro nel governo, dove i 5 Stelle per lo più spingono per mantenere la banca di Stato. E i sindacati sono sul chi vive: non per nulla, appena due giorni fa, il leader della Fabi, Lando Maria Sileoni, si è appellato affinché la banca «per ora resti pubblica», paventando danni occupazionali. C’è poi un particolare non trascurabile: l’ad di Unicredit Mustier negli ultimi mesi non ha mai cambiato la sua linea del «no» alle acquisizioni, preferendo piuttosto il riacquisto di azioni proprie. «Se proprio devo comprare una banca – ha detto più volte di fronte alle domande dei giornalisti – preferisco comprare la mia».
L’ipotesi Mps, per come viene raccontata, si interseca anche con il progetto di Mustier di creare una subholding in cui concentrare le attività al di fuori dell’Italia e da quotare – almeno stando alle indiscrezioni – a Francoforte. A comprare il Monte, nei disegni di questi giorni, sarebbe la Unicredit italiana. Quella tedesca, invece, sarebbe destinata a chiudere un’altra partita di integrazione, quella con Commerzbank, dove la componente italiana si diluirebbe. Ipotesi che, in ogni caso, richiederebbero molti mesi per concretizzarsi. La questione del Monte, oltre a essere irrisolta sul piano politico, si inserirebbe anche nella «vivace dialettica» tra Mustier e parte del cda, che vorrebbe una svolta. Visioni differenti di un organo (il 4 novembre si riunisce per i conti dei nove mesi) ormai giunto a scadenza e che difficilmente potrebbe fare un passo del genere. Ma dove ha appena fatto il suo ingresso, per ora come consigliere, il futuro presidente Pier Carlo Padoan che, secondo la vulgata, è stato mandato lì da una politica impicciona per portare a termine una missione su tutte: il Monte dei Paschi.
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