Genova: i selfie, le scuse e gli avvoltoi.

Applausi e fischi, scuse e selfie. Mentre il bilancio della tragedia di Genova aggiornava il suo triste conteggio – ritrovati i corpi di 4 dispersi, morto uno dei feriti, per un totale di 43 vittime – la giornata di lutto e dei funerali di Stato non ha stemperato il clima di polemica e divisione. Per la prima volta ha parlato la Società Autostrade, per la prima volta ci ha messo la faccia, finora talmente sconosciuta che l’amministratore delegato Giovanni Castellucci e il presidente Fabio Cerchiai hanno potuto partecipare alla cerimonia senza essere identificati dalla folla. Quella stessa folla che ha accolto con un’ovazione i dioscuri del governo Di Maio e Salvini, riservando qualche fischio agli esponenti del Pd.

 

Per Autostrade è stata la giornata delle scuse (per non aver mostrato fin da subito empatia con la città e con le vittime) e degli impegni: 500 milioni di euro da investire per risarcire tutti coloro che sono stati colpiti dalla catastrofe e per ricostruire il ponte in 8 mesi. Ma non c’è stata ammissione di responsabilità: toccherà alla magistratura stabilire dinamica e colpe, ha detto Castellucci. Per tutta risposta, l’osannato Di Maio ha scelto di proseguire nel suo ruolo di “sceriffo”, dicendo che il governo non si accontenta dell’elemosina. Scrive Massimo Giannini: “Volteggiano troppi avvoltoi e piangono troppi coccodrilli, sulle 43 anime innocenti sepolte sotto il Ponte Morandi”.

 

Intanto Repubblica su quel ponte ci è tornata, per la prima volta dopo il crollo: il nostro Matteo Pucciarelli, con il videomaker Andrea Lattanzi, sono andati lassù, dove il mondo si è capovolto.