Firenze. Nel piano operativo ci sarà un freno ai grandi centri commerciali

L’assessora all’urbanistica Del Re pensa a un via libera solo per le superfici fino a 1.500 metri quadrati in caso di nuove urbanizzazioni
di Ernesto Ferrara
Freno a mano per i nuovi grossi centri commerciali. Per tutte le grandi ma anche per la maggior parte di quelle che sono state fin qui autorizzate come “ medie” superfici di vendita, secondo la terminologia di legge: per avere il via libera la superficie non dovrà essere sopra i 1.500 metri quadrati. Nel bel mezzo della pandemia Palazzo Vecchio chiude l’era dei giganti dei grandi marchi, da Unicoop a Esselunga a Conad. Non uno stop completo, ma quasi, è quello che verrà stabilito col prossimo piano strutturale e piano operativo, cioè coi due documenti che disegneranno il futuro urbanistico di Firenze dei prossimi 15- 20 anni. L’idea è impedire operazioni di reinsediamento urbano che puntino su grossi attrattori in contenitori di grandi dimensioni, privilegiando invece il commercio di vicinato e i negozi sotto i 300 metri quadrati di superficie. Non è escluso che verranno ancora permesse funzioni commerciali di taglia media, purchè entro i 1.500 metri quadrati e in un mix di altre funzioni, se si tratta di nuove urbanizzazioni dove sia prevista un’ampia quota di residenziale, sul modello dei Lupi di Toscana per intendersi. Difficilmente però vedranno di nuovo luce in futuro operazioni tipo Panificio Militare di via Mariti, dove sta per nascere una grossa Esselunga: Palazzo Vecchio rivendica e difende quella scelta, che peraltro prevede anche molto verde e parcheggi, e poi solo un player di quel tipo poteva probabilmente rilanciare quel pezzo di quartiere; ma è vero anche che il post Covid non può continuare a scommettere su altri megastore, si sono convinti all’Urbanistica, guidata dall’assessora Cecilia Del Re. Già il mercato stesso lo ha stabilito del resto: negli ultimi anni almeno una dozzina di mini Conad e mini Carrefour hanno aperto o stanno aprendo i battenti, in pieno centro ma anche nei quartieri più periferici, da Gavinana a Rifredi. Ed è vero pure che Esselunga aveva deciso nei mesi scorsi di alienare per trasformare in residenze il supermercato di via Pistoiese ma dopo un’interlocuzione col Comune ha cambiato idea: manterrà il punto vendita come servizio per il quartiere ma rimpicciolendolo a 1.500 metri quadrati – ritenuti uno standard più idoneo in questa fase – e promuoverà una riconversione ad altre destinazioni solo sul resto della metratura. «L’obiettivo deve essere quello di stimolare una logica di prossimità delle attività commerciali», rivendica Del Re. E una nuova era può ora dirsi aperta.
Sufficiente stoppare i nuovi supermercati quando ce ne sono già a decine, cosa che vale anche per i nuovi alberghi, altra prossima “ vittima” del piano urbanistico? Come se la saturazione del mercato divenisse essa stessa fonte della pianificazione, attaccano i più critici sulle mosse di Palazzo Vecchio. Eppure prima o poi si dovrà pur partire, ribatte il Comune. Peraltro sul commercio l’idea di puntare sul piccolo è bello prevede anche altri punti. Prima di tutto lo stop al cambio di destinazione d’uso in civile abitazione per i fondi commerciali dismessi. Un criterio già pensato nel 2015 salvo che per chi aveva corti interne collegate al fondo, e proprio questo ha reso possibili molte trasformazioni di ex botteghe in residenze, specie in centro. Anche un nuovo polo della logistica per i negozi di vicinato troverà spazio nel nuovo piano operativo.
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