I principali centri di studi economici hanno cominciato a rivedere gli scenari per il 2022 disegnati prima dello shock provocato dalla guerra in Ucraina. Prometeia, il centro studi fondato da Beniamino Andreatta, già tre settimane fa aveva rivisto alcuni indicatori fondamentali.

In base alle nuove previsioni, nel 2022 il Pil degli Stati Uniti non sarà più del 3,7 ma del 3,0 per cento, quello dell’Eurozona sarà del 2,1 e non del 3,5 per cento, mentre quello della Cina aumenterà dal 4,4 al 4,5 per cento. La previsione sui prezzi al consumo per gli Stati Uniti viene corretta dal 5,4 al 6,4 per cento, quello dell’Eurozona dal 3,0 al 5,5 per cento e per la Cina dal 1,8 al 2,6 per cento.

Per l’Italia si prevede un Pil pari al 2,2 al posto del 3,6 per cento mentre i prezzi al consumo subiranno un aumento consistente dal 3,5 al 5,3 per cento. Questi dati trovano conferma nel dettagliato rapporto di previsione trimestrale presentato il 31 marzo.

IL DEF

Il Def, presentato mercoledì dal governo Draghi nelle sue linee essenziali, tiene conto del peggioramento del quadro economico determinato da diversi fattori, in particolare la guerra in Ucraina, l’aumento dei prezzi dell’energia, degli alimentari e delle materie prime e l’andamento dei tassi d’interesse, arrivando così a prevedere per l’Italia un Pil che nel 2022 scende dal 4,7 per cento programmatico della NaDef al 2,9 per cento, quello per il 2023 dal 2,8 per cento  al 2,3 per cento. Una previsione più ottimistica rispetto a quella di Prometeia (2,2) o di Confindustria (1,9) per il 2022.

TORNARE A CRESCERE

Alla fine del 2021 il Pil italiano aveva recuperato i valori pre-pandemia, seppure con effetti disomogenei tra i diversi settori: positivi quelli delle costruzioni, negativi quelli dei servizi. Su questo recupero aveva cominciato a pesare l’aumento dei prezzi delle commodity e l’inflazione al consumo, che resta comunque inferiore a quella media europea.

La guerra sta incidendo sullo scenario prospettico: diminuisce la fiducia delle famiglie e delle imprese, diminuisce lo scambio commerciale con Russia e Ucraina, non molto rilevante in volumi totali, ma molto importante per alcuni settori specifici, mentre aumenta sensibilmente il prezzo dell’energia.

Tuttavia restano prospettive reali di crescita nella seconda parte del 2022. L’inflazione tenderà a diminuire dopo l’estate, ci sarà un parziale rientro dei prezzi dell’energia, la pandemia sarà sotto controllo e lo stato attuerà politiche di bilancio espansive. Il Def infatti, prevede interventi per: “contenere il costo dei carburanti e dell’energia per famiglie e attività produttive”. Ci saranno interventi anche per sostenere il mercato dell’automobile.

DISUGUAGLIANZE

Il Pnrr rimane una grande opportunità ma con criticità, in parte già rilevate come la debolezza della pubblica amministrazione o le strozzature nel settore delle costruzioni. Rimane l’incognita di come l’aumento delle materie prime e dell’energia possano condizionare la realizzazione del piano.

Comunque il Pnrr si realizzerà e sosterrà un impiego di capitale molto importante mentre il risparmio delle famiglie, sensibilmente aumentato durante la pandemia, permetterà di non avere una caduta dei consumi. In questo contesto il Def prevede un disavanzo della pubblica amministrazione pari al 5,1 per cento per il 2022 scendendo poi progressivamente fino al 2,7 per cento del PIL nel 2025, lasciando così spazio per misure espansive o a sostegno del Pnrr. In sintesi, mentre per il primo trimestre del 2022 si prevede una stagnazione, nel secondo trimestre inizierà una fase di ripresa.

Circa l’energia occorre notare che in Italia il mix è più o meno quello degli altri paesi europei ma per la produzione di energia elettrica si é privilegiato il gas e tra le rinnovabili prevale largamente l’idroelettrico rispetto a pannelli solari e pale eoliche. Proprio il puntare sul gas ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dell’energia elettrica con effetti sulle famiglie, soprattutto su quelle con minor reddito, aumentando ancora una volta le disuguaglianze sociali.

L’ECONOMIA INTERNAZIONALE

Ovviamente l’economia italiana risente dell’andamento dell’economia internazionale. Nel 2021 abbiamo assistito a una forte ripresa dell’economia mondiale con aumento della produttività industriale, seppure accompagnato dall’aumento dell’inflazione ovunque nel mondo ad esclusione della Cina. Tutti segnali positivi che sono stati confermati all’inizio del 2022.

Ma poi in questo scenario si è inserita la guerra in Ucraina. Russia e Ucraina non sono rilevanti economie a livello mondiale ma per alcune commodity arrivano anche al 50 per cento della produzione mondiale. Nella seconda parte del 2021 avevamo già assistito all’aumento delle commodity, soprattutto quelle industriali.

La guerra ha accentuato questi aumenti includendo anche i prodotti agricoli. In alcuni paesi emergenti questi aumenti hanno provocato problemi sociali e sui mercati finanziari con caduta del valore delle loro monete, ad esclusione del Brasile la cui moneta, grazie a una stretta nella politica monetaria, si è notevolmente rafforzata. Nello stesso periodo anche la moneta cinese si è costantemente rafforzata nei confronti del dollaro.

CAMBIAMENTI

L’inflazione era partita prima negli Stati Uniti ma poi a febbraio 2022 l’inflazione europea ha superato quella americana a causa dell’aumento del costo dell’energia il cui peso è minore negli Stati Uniti. Comunque gli Stati Uniti manterranno tassi di politica monetaria tali da non bloccare la crescita, come ha confermato di recente il presidente della Fed Jerome Powell.

La Cina ha moltiplicato gli interventi a sostegno dell’economia per mantenere l’obiettivo di crescita del 5 per cento per il 2022, malgrado il sensibile calo del commercio estero in volume avvenuto all’inizio del 2022. Per la Russia si prevede una recessione del 16 per cento e un non ritorno a una situazione pre-guerra per il 2023 per un ritorno a una modesta crescita solo nel 2024, recessione dovuta soprattutto alla caduta della domanda interna causata dalle sanzioni.

Da notare che dopo le sanzioni del 2014 e 2015 le esportazioni della Russia si sono orientate più verso i paesi emergenti nell’Africa sub-sahariana, i paesi arabi e verso la Cina. La Russia si è dunque riposizionata verso i paesi con maggior tasso di crescita.

La revisione al ribasso dei dati dell’economia statunitense e della Unione economica e monetaria dell’Unione europea (Uem) risente degli effetti dei prezzi delle commodity, dell’energia, e dell’effetto della guerra che, forse per la lontananza dal conflitto è meno forte sull’economia americana che sull’economia della Uem.

In sintesi, nel 2022 ci si aspetta una decisa riduzione dell’attività economica mondiale pur con le dovute differenze sia tra i paesi industrializzati sia tra quelli emergenti.