Clinton Campaign Kickoffs Over the Years.

Hillary Clinton launches second presidential bid.

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I pericoli nascosti di un’incoronazione

di Alan Friedman

Come valutare la candidatura per la Casa Bianca lanciata ieri da Hillary Clinton?
Si potrebbe commentare l’utilizzo dei social media , l’ann uncio dato attraverso un messaggio di meno di 140 caratteri su Twitter e la preregistrazione di un video per la tv, evidentemente frutto di un lavoro di marketing degno dei suoi costosi super-consulenti di Hollywood e Madison Avenue. Ma non è la prima volta che si fa uso dei social. Obama l’ha già fatto. E gli italiani sanno che non è neppure la prima volta che qualcuno confeziona un video e lo manda ai tg per annunciare la propria candidatura. No, il metodo dell’annuncio non ci dice molto.
Più interessante è invece il clima di tensione che viene attribuito al campaign staff, appena arrivato nella nuova sede nel quartiere di Brooklyn Heights, a New York. Sono da settimane alle prese con l’imbarazzo suscitato dalla storia delle email di Hillary al Dipartimento di Stato — una recentissima serie di accuse e rivelazioni sull’uso del suo indirizzo privato mentre svolgeva il ruolo di ministro degli Esteri americano. È in corso un dibattito sulla correttezza di quella scelta e su quello che le email «segrete» di Hillary potrebbero nascondere. Ma per la Hillary da campagna elettorale questo è solo un contrattempo, un problema alla fine piccolo .
I mbarazzante è stata anche la rivelazione sui milioni di dollari di donazioni da parte di governi stranieri alla fondazione (non profit) del marito Bill, sempre mentre Hillary era Segretario di Stato. Anche questo però è un disturbo minore. La sfida più difficile per il suo staff sarà evitare che Bill faccia delle gaffe, come in passato, e glissare su Monica Lewinsky o sul loro matrimonio. Il piano, per ora, sembra essere di cercare di tenere Bill nascosto per qualche mese.
Il problema maggiore, per il Team Clinton, è un altro: è l’atmosfera da incoronazione. La signora Clinton è fortissima, per qualcuno imbattibile. È come se la sua nomina a candidata del Partito democratico fosse già cosa fatta. Scontata. Sembra una passeggiata per Hillary, da qui alla convention del 2016. Non deve fronteggiare nessuna vera competizione nel suo schieramento, nonostante sia esposta a diverse critiche da parte della senatrice dell’ala sinistra, e astro nascente, Elizabeth Warren.
Eppure la Clinton non è simpatica a circa la metà degli americani. E l’immagine di «Queen Hillary», l’ineluttabilità dalla sua lunga marcia verso la vecchia casa di Pennsylvania Avenue, viene percepita come arrogante e autocompiaciuta. Quindi d’ora in poi la parola magica, nella sua campagna, sarà umiltà.
Per tutte queste ragioni, l’annuncio della candidatura di Hillary è visto da tanti dei suoi come un momento da superare, da affrontare quasi in tono minore. Per il suo staff e i suoi supporter si tratta quasi di una formalità irritante, da mettere in fretta nella colonna delle cose già fatte.
Ora tutti si aspettano che Hillary sarà il candidato del Partito democratico l’anno prossimo. Molti americani credono che diventerà il nuovo presidente. Gli elettori del Partito repubblicano si aspettano che presto si troverà a fronteggiare la candidatura ufficiale di un altro membro della famiglia Bush, stavolta il fratello minore di George, Jeb, dalla Florida. E la prospettiva di una nuova competizione tra le due dinastie politiche americane rinforza l’immagine negativa di un’investitura di tipo aristocratico per Hillary.
Quali sono le idee che sostiene davvero la candidata democratica? Negli anni universitari, ha militato nella sinistra radicale. Quando suo marito è stato travolto dal primo scandalo sessuale, nel 1992, ha giocato la parte della moglie leale. Come first lady alla Casa Bianca è stata senza dubbio protagonista di numerose scene degne della serie tv House of Cards . Come Segretario di Stato ha maturato esperienza internazionale, e da questo ruolo è uscita con lodi da parte di molti ma anche con una raffica di critiche. È amica di Wall Street quando si tratta di stabilità finanziaria. È pragmatica. Ora ha bisogno di tanti contribuiti, di donazioni ingenti da parte delle grandi lobby, di interi settori dell’economia statunitense. Conta di raccogliere e spendere oltre un miliardo e mezzo di dollari per finanziare la sua campagna. Non c’è dubbio: Hillary sa giocare alla grande. Ha sempre gestito il buono, il brutto e il cattivo ed è sempre rimasta concentrata sull’obiettivo di raggiungere il potere, rompere il soffitto di vetro e diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti d’America.
Certo, nessuno mette in dubbio che abbia le capacità per guidare il Paese. E non ci sono dubbi che questa potente nonna della politica americana, assistita dietro le quinte da Bill, farà tutto quel che occorre per conquistare la Casa Bianca. L’unica vera sorpresa sarebbe se non riuscisse a farcela.